domenica 9 ottobre 2011
sabato 8 ottobre 2011
martedì 4 ottobre 2011
sabato 1 ottobre 2011
venerdì 30 settembre 2011
giovedì 29 settembre 2011
martedì 27 settembre 2011
domenica 25 settembre 2011
venerdì 23 settembre 2011
giovedì 22 settembre 2011
LE RADIOFREQUENZE IN ORL
LE RADIOFREQUENZE IN ORL
Tenologia COBLATION (Cool Ablation)
COBLATION è un processo controllato che utilizza l’energia della radiofrequenza non per creare calore, bensì per eccitare gli elettroliti presenti in una soluzione conduttiva, come la soluzione salina, creando un campo di plasma focalizzato in un punto ben preciso (target).
Le particelle ionizzate del plasma hanno sufficiente energia per rompere i legami delle molecole tissutali, causando una dissoluzione dei tessuti ad una temperatura particolarmente contenuta (tipicamente tra i 40° e i 70°C). Il risultato è una rimozione o riduzione volumetrica del tessuto target, con un danno minimo sui tessuti circostanti all’applicazione. Molti sistemi Coblation sono progettati anche per ottenere un’azione di emostasi, ovvero coagulazione e chiusura dei vasi sanguigni.
Il sistema Coblator II è composto da:
-Consolle
-Pedale taglio/emostasi
-Pompa
-Manipoli sterili monopaziente
QUALI SONO I VANTAGGI RISPETTO AI SISTEMI TRADIZIONALI
Temperature basse – Visto che la corrente di radiofrequenza non arriva direttamente sui tessuti durante il processo di Coblation, il riscaldamento dei tessuti è minimo.
La maggior parte del calore viene utilizzato nel campo di plasma o, in altre parole, per il processo di ionizzazione.
Saranno proprio questi ioni che bombarderanno i tessuti che incontrano, inducendo semplicemente la rottura dei legami molecolari e, quindi, la dissoluzione del tessuto.
TABELLA COMPARATIVA
Sistemi basati su COBLATION
Sistemi elettrochirurgici
convenzionali
Temperature
Da 40°C a 70°C
Più di 400°C
Profondità danno termico
Minima
Profonda
Effetto sui tessuti “target”
Rimozione delicata, dissoluzione
Rapido riscaldamento, carbonizzazione, bruciatura, taglio
Effetti sui tessuti circostanti
Minima dissoluzione
Bruciatura e carbonizzazione non sotto controllo
La consolle Coblator II è in grado di gestire una vasta gamma di manipoli ciascuno dedicato a specifici interventi.
A seconda del tipo di intervento si hanno differenti manipoli per:
-Adenoidectomia e Tonsillectomia
-UPPP & CAUP (Coblation Assisted Upper Procedure)
-Roncopatia OSAS
-Riduzione dei turbinati
VANTAGGI NELLE PRINCIPALI APPLICAZIONI:
• Ostruzione Nasale Cronica
La riduzione dei turbinati con Coblation può consentire un ritorno rapido
ad una respirazione regolare, nei pazienti adulti e pediatrici affetti da
ostruzione nasale cronica dovuta ad ipertrofia dei turbinati.
A differenza della elettrochirurgia tradizionale e delle diverse tecniche a radiofrequenza che riscaldano eccessivamente i tessuti, gli elettrodi Coblation generano un campo di plasma attorno alla parte attiva distale, in grado di spezzare i legami molecolari e dissolvere i tessuti a valori termici relativamente contenuti. Tale immediata riduzione tissutale si combina con quella successiva che si produce durante la guarigione.
Il risultato è una tecnica sicura, minimamente invasiva e virtualmente indolore, in grado di risolvere l’ostruzione nasale con minima morbilità e senza alterare la struttura della mucosa nasale.
• Trattamento della roncopatia
I trattamenti della roncopatia che impiegano Coblation comportano la riduzione sottomucosa dei tessuti molli, quali quelli del palato e dell’ugola, e sono progettati per diminuire l’incidenza del russamento senza la sofferenza associata alla chirurgia tradizionale.
Il concetto di trattamento multilivello previsto con Coblation consente di scegliere uno o più passi, atti al trattamento del paziente in base alla necessità clinica.
Gli interventi di norma richiedono meno di quindici minuti, possono essere eseguiti senza ricovero e in anestesia locale, e i pazienti sperimentano una significativa riduzione del russamento entro sei settimane.
• Altre possibili applicazioni chirurgiche sono:
-Papilloma laringeo
-Rete sopraglottica
-Laringomalacia
-Granuloma tracheale
-Difetti congeniti linfatici e vascolari
BENEFICI DELLA COBLATION
• Tecnica mininvasiva e penetrazione termica inferiore rispetto al laser
• Il disegno avanzato della punta fornisce un accesso più semplice alla commessura anteriore e alla rimozione delle lesioni sessili (piatte)
• Ottima visibilità chirurgica
• Curva d’apprendimento bassa
• Semplice allestire la camera operatoria
• Efficace nei costi
• Più sicura del laser
• Aspirazione e coagulazione integrate
INFO: Dr. Carmine Capasso
Spec. in Otorinolaringoiatria
Tel. 3343195300
Tenologia COBLATION (Cool Ablation)
COBLATION è un processo controllato che utilizza l’energia della radiofrequenza non per creare calore, bensì per eccitare gli elettroliti presenti in una soluzione conduttiva, come la soluzione salina, creando un campo di plasma focalizzato in un punto ben preciso (target).
Le particelle ionizzate del plasma hanno sufficiente energia per rompere i legami delle molecole tissutali, causando una dissoluzione dei tessuti ad una temperatura particolarmente contenuta (tipicamente tra i 40° e i 70°C). Il risultato è una rimozione o riduzione volumetrica del tessuto target, con un danno minimo sui tessuti circostanti all’applicazione. Molti sistemi Coblation sono progettati anche per ottenere un’azione di emostasi, ovvero coagulazione e chiusura dei vasi sanguigni.
Il sistema Coblator II è composto da:
-Consolle
-Pedale taglio/emostasi
-Pompa
-Manipoli sterili monopaziente
QUALI SONO I VANTAGGI RISPETTO AI SISTEMI TRADIZIONALI
Temperature basse – Visto che la corrente di radiofrequenza non arriva direttamente sui tessuti durante il processo di Coblation, il riscaldamento dei tessuti è minimo.
La maggior parte del calore viene utilizzato nel campo di plasma o, in altre parole, per il processo di ionizzazione.
Saranno proprio questi ioni che bombarderanno i tessuti che incontrano, inducendo semplicemente la rottura dei legami molecolari e, quindi, la dissoluzione del tessuto.
TABELLA COMPARATIVA
Sistemi basati su COBLATION
Sistemi elettrochirurgici
convenzionali
Temperature
Da 40°C a 70°C
Più di 400°C
Profondità danno termico
Minima
Profonda
Effetto sui tessuti “target”
Rimozione delicata, dissoluzione
Rapido riscaldamento, carbonizzazione, bruciatura, taglio
Effetti sui tessuti circostanti
Minima dissoluzione
Bruciatura e carbonizzazione non sotto controllo
La consolle Coblator II è in grado di gestire una vasta gamma di manipoli ciascuno dedicato a specifici interventi.
A seconda del tipo di intervento si hanno differenti manipoli per:
-Adenoidectomia e Tonsillectomia
-UPPP & CAUP (Coblation Assisted Upper Procedure)
-Roncopatia OSAS
-Riduzione dei turbinati
VANTAGGI NELLE PRINCIPALI APPLICAZIONI:
• Ostruzione Nasale Cronica
La riduzione dei turbinati con Coblation può consentire un ritorno rapido
ad una respirazione regolare, nei pazienti adulti e pediatrici affetti da
ostruzione nasale cronica dovuta ad ipertrofia dei turbinati.
A differenza della elettrochirurgia tradizionale e delle diverse tecniche a radiofrequenza che riscaldano eccessivamente i tessuti, gli elettrodi Coblation generano un campo di plasma attorno alla parte attiva distale, in grado di spezzare i legami molecolari e dissolvere i tessuti a valori termici relativamente contenuti. Tale immediata riduzione tissutale si combina con quella successiva che si produce durante la guarigione.
Il risultato è una tecnica sicura, minimamente invasiva e virtualmente indolore, in grado di risolvere l’ostruzione nasale con minima morbilità e senza alterare la struttura della mucosa nasale.
• Trattamento della roncopatia
I trattamenti della roncopatia che impiegano Coblation comportano la riduzione sottomucosa dei tessuti molli, quali quelli del palato e dell’ugola, e sono progettati per diminuire l’incidenza del russamento senza la sofferenza associata alla chirurgia tradizionale.
Il concetto di trattamento multilivello previsto con Coblation consente di scegliere uno o più passi, atti al trattamento del paziente in base alla necessità clinica.
Gli interventi di norma richiedono meno di quindici minuti, possono essere eseguiti senza ricovero e in anestesia locale, e i pazienti sperimentano una significativa riduzione del russamento entro sei settimane.
• Altre possibili applicazioni chirurgiche sono:
-Papilloma laringeo
-Rete sopraglottica
-Laringomalacia
-Granuloma tracheale
-Difetti congeniti linfatici e vascolari
BENEFICI DELLA COBLATION
• Tecnica mininvasiva e penetrazione termica inferiore rispetto al laser
• Il disegno avanzato della punta fornisce un accesso più semplice alla commessura anteriore e alla rimozione delle lesioni sessili (piatte)
• Ottima visibilità chirurgica
• Curva d’apprendimento bassa
• Semplice allestire la camera operatoria
• Efficace nei costi
• Più sicura del laser
• Aspirazione e coagulazione integrate
INFO: Dr. Carmine Capasso
Spec. in Otorinolaringoiatria
Tel. 3343195300
mercoledì 21 settembre 2011
domenica 18 settembre 2011
Nasce a Modugno l'Associazione Cinesi di Bari
Nasce a Modugno l'Associazione Cinesi di Bari
Pubblicato Martedì, 12 Aprile 2011
"E' con immenso piacere e vivo interesse che saluto la nascita dell'Associazione Cinese di Bari con sede nella nostra città. Mi auguro si apra, con la vostra presenza, una nuova stagione di relazioni tra le due comunità, con un unico obiettivo: favorire lo sviluppo delle relazioni economiche, politiche e culturali tra la Cina e la nostra Regione."
Con queste parole intrise di amicizia e speranza si è rivolto il sindaco di Modugno dott. Giuseppe RANA alla comunità cinese accorsa numerosa domenica 10 aprile nella sala Mastromarco, per assistere alla cerimonia di presentazione della "Associazione Cinesi di Bari".
Erano presenti, oltre al sindaco RANA, l'Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia Wei Ding, il Presidente dell'Associazione Cinesi di Bari, Xiaomin Liao, il Primo Consigliere Ambasciata Cinese in Italia Youjing Tang, il responsabile del Dipartimento delle Politiche Femminili dell'Associazione di Bari, Yuezhen Chen, il Capo Ufficio Consolare Console Ambasciata Cinese in Italia Jiong Yang, oltre alle autorità Militari e Istituzionali: Peppino Longo, Consigliere della Regione Puglia, Fabio Losito, Assessorato della Cultura del Comune di Bari, Antonio Natalicchio, sindaco del comune di Giovinazzo, il Comandante di Polizia Municiaple del Comune di Modugno Magg. Nicola Del Zotti e il Comandante della stazione dei Carabinieri di Modugno M.llo Salvatore Regano.
"La Puglia - ha continuato Rana nel suo intervento - , terra di frontiera, crocevia di culture e di incontro tra popoli diversi, ospitale con tutti, ha guardato da sempre con un certo interesse a levante, oltre l'Adriatico, scommettendo sulle differenze di culture, come valore aggiunto di arricchimento reciproco."
Ha parlato del fenomeno migratorio cinese che ha visto crescere sul nostro territorio una significativa comunità, generata inizialmente da un'esigenza eminentemente economica, ben radicata nel tessuto economico locale ma, ha sottolineato, "ha lasciato aperte alcune problematiche legate alla lingua e all'integrazione sociale, dovuto sostanzialmente a differenze culturali."
Per questo, dice Rana, la necessità di andare oltre la dimensione economico-finanziaria per rapportarsi in modo paritetico con la comunità locale intensificando la cooperazione e stabilendo nuove e durature relazioni socio-culturali con il territorio.
"In questo processo di ricomposizione sociale - conclude Rana -, la presenza della neonata Associazione Cinesi di Bari sul nostro territorio, può rappresentare un interlocutore istituzionale di riferimento e assumere un ruolo strategico di mediazione economico-culturale e di volano per il sistema imprenditoriale locale e, nel contempo, contribuire a rafforzare il senso di fiducia e amicizia tra le due comunità, condizione necessaria per una convivenza civile multiculturale.
Peppino Longo intervenendo ha elogiato le grandi capacità di "una Cina che fa parlare di se per la sua meravigliosa cultura, ma anche per la sua tecnologia" ed ha auspicato che "anche la nostra comunità italo-cinese di Modugno intensifichi e migliori i propri scambi commerciali in modo da consolidare non solo le dinamiche legate al lavoro ma anche e sopratutto l'amicizia e la fratellanza tra la nostra gente".
Fabio Losito ha sottolineato il legame lontano che ci unisce alla Cina. Infatti - ha detto - dal 1986 Bari è gemellata con Canton (Guanzhou), proprio per il desiderio di intensificare le relazioni internazionali e le iniziative di cooperazione tra le nostre terre".
L'Ambasciatore Wei Ding nel suo lungo intervento, dopo aver elogiato la Puglia "terra ideale per i cinesi sia per il clima che per il senso di accoglienza dei pugliesi", ha auspicato un gemellaggio tra la città di Wenzhou di circa 80 milioni di persone sulla costa orientale della Cina, nella regione di Zhejiang e la Terra di Bari, per promuovere progetti bilaterali di conoscenza e scoprire le ricchezze di storia e tradizione delle due comunità.
Il ciclo degli interventi (tradotti in italiano e cinese) si è concluso con il Presidente dell'Associazione Cinesi di Bari Xiaomin Liao, imprenditore nel settore della moda e abbigliamento, che ha affermato l'impegno dei soci della neonata Associazione, molti dei quali imprenditori, "a lavorare insieme per creare un futuro più sicuro e innovativo, promuovendo l'educazione, la cultura, lo sviluppo economico e il benessere sociale."
La serata, iniziata con l'"Inno di Mameli" e la "Marcia dei volontari" eseguita dal coro dei bambini cinesi è continuata, dopo gli interventi delle autorità presenti, con musica dal vivo, scambio di opinioni ed esperienze, in un clima di amicizia. In sottofondo, il vociare in italiano, dei pargoletti dagli occhi a mandorla.
Pubblicato Martedì, 12 Aprile 2011
"E' con immenso piacere e vivo interesse che saluto la nascita dell'Associazione Cinese di Bari con sede nella nostra città. Mi auguro si apra, con la vostra presenza, una nuova stagione di relazioni tra le due comunità, con un unico obiettivo: favorire lo sviluppo delle relazioni economiche, politiche e culturali tra la Cina e la nostra Regione."
Con queste parole intrise di amicizia e speranza si è rivolto il sindaco di Modugno dott. Giuseppe RANA alla comunità cinese accorsa numerosa domenica 10 aprile nella sala Mastromarco, per assistere alla cerimonia di presentazione della "Associazione Cinesi di Bari".
Erano presenti, oltre al sindaco RANA, l'Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia Wei Ding, il Presidente dell'Associazione Cinesi di Bari, Xiaomin Liao, il Primo Consigliere Ambasciata Cinese in Italia Youjing Tang, il responsabile del Dipartimento delle Politiche Femminili dell'Associazione di Bari, Yuezhen Chen, il Capo Ufficio Consolare Console Ambasciata Cinese in Italia Jiong Yang, oltre alle autorità Militari e Istituzionali: Peppino Longo, Consigliere della Regione Puglia, Fabio Losito, Assessorato della Cultura del Comune di Bari, Antonio Natalicchio, sindaco del comune di Giovinazzo, il Comandante di Polizia Municiaple del Comune di Modugno Magg. Nicola Del Zotti e il Comandante della stazione dei Carabinieri di Modugno M.llo Salvatore Regano.
"La Puglia - ha continuato Rana nel suo intervento - , terra di frontiera, crocevia di culture e di incontro tra popoli diversi, ospitale con tutti, ha guardato da sempre con un certo interesse a levante, oltre l'Adriatico, scommettendo sulle differenze di culture, come valore aggiunto di arricchimento reciproco."
Ha parlato del fenomeno migratorio cinese che ha visto crescere sul nostro territorio una significativa comunità, generata inizialmente da un'esigenza eminentemente economica, ben radicata nel tessuto economico locale ma, ha sottolineato, "ha lasciato aperte alcune problematiche legate alla lingua e all'integrazione sociale, dovuto sostanzialmente a differenze culturali."
Per questo, dice Rana, la necessità di andare oltre la dimensione economico-finanziaria per rapportarsi in modo paritetico con la comunità locale intensificando la cooperazione e stabilendo nuove e durature relazioni socio-culturali con il territorio.
"In questo processo di ricomposizione sociale - conclude Rana -, la presenza della neonata Associazione Cinesi di Bari sul nostro territorio, può rappresentare un interlocutore istituzionale di riferimento e assumere un ruolo strategico di mediazione economico-culturale e di volano per il sistema imprenditoriale locale e, nel contempo, contribuire a rafforzare il senso di fiducia e amicizia tra le due comunità, condizione necessaria per una convivenza civile multiculturale.
Peppino Longo intervenendo ha elogiato le grandi capacità di "una Cina che fa parlare di se per la sua meravigliosa cultura, ma anche per la sua tecnologia" ed ha auspicato che "anche la nostra comunità italo-cinese di Modugno intensifichi e migliori i propri scambi commerciali in modo da consolidare non solo le dinamiche legate al lavoro ma anche e sopratutto l'amicizia e la fratellanza tra la nostra gente".
Fabio Losito ha sottolineato il legame lontano che ci unisce alla Cina. Infatti - ha detto - dal 1986 Bari è gemellata con Canton (Guanzhou), proprio per il desiderio di intensificare le relazioni internazionali e le iniziative di cooperazione tra le nostre terre".
L'Ambasciatore Wei Ding nel suo lungo intervento, dopo aver elogiato la Puglia "terra ideale per i cinesi sia per il clima che per il senso di accoglienza dei pugliesi", ha auspicato un gemellaggio tra la città di Wenzhou di circa 80 milioni di persone sulla costa orientale della Cina, nella regione di Zhejiang e la Terra di Bari, per promuovere progetti bilaterali di conoscenza e scoprire le ricchezze di storia e tradizione delle due comunità.
Il ciclo degli interventi (tradotti in italiano e cinese) si è concluso con il Presidente dell'Associazione Cinesi di Bari Xiaomin Liao, imprenditore nel settore della moda e abbigliamento, che ha affermato l'impegno dei soci della neonata Associazione, molti dei quali imprenditori, "a lavorare insieme per creare un futuro più sicuro e innovativo, promuovendo l'educazione, la cultura, lo sviluppo economico e il benessere sociale."
La serata, iniziata con l'"Inno di Mameli" e la "Marcia dei volontari" eseguita dal coro dei bambini cinesi è continuata, dopo gli interventi delle autorità presenti, con musica dal vivo, scambio di opinioni ed esperienze, in un clima di amicizia. In sottofondo, il vociare in italiano, dei pargoletti dagli occhi a mandorla.
耳鸣:那恼人的嗡嗡声!
耳鸣:那恼人的嗡嗡声!
耳鸣是一种常见病理影响男女合计同样,不同年龄和认识各种原因引起的:最常见的创伤后(颅脑损伤和声学创伤),血管,病毒。
经典是主观耳鸣(只有主体感知)和目标(收稿以外:阵雨关节)的区别。
特别值得一提TRT。
“从个人的苦难慢性耳鸣可能会发现从临时富集环境噪声,它通过大脑听力耳鸣可以分散你的救济。一个浓缩和再培训的耳鸣治疗TRT意大利语治疗已知的良好的心理治疗相结合平淡(字面dall'acufene康复治疗),广泛实行,如果不能治愈耳鸣其实,很多人该报告,以TRT感谢,耳鸣麻烦要少得多,切割容易被忽视的TRT要求全面展开和丰富ITS的12-18个月可以用良好的环境声发电机,发电机或声音特别是与在即使是轻微的听力损失情况的个人听证会的人。
耳鸣是一种常见病理影响男女合计同样,不同年龄和认识各种原因引起的:最常见的创伤后(颅脑损伤和声学创伤),血管,病毒。
经典是主观耳鸣(只有主体感知)和目标(收稿以外:阵雨关节)的区别。
特别值得一提TRT。
“从个人的苦难慢性耳鸣可能会发现从临时富集环境噪声,它通过大脑听力耳鸣可以分散你的救济。一个浓缩和再培训的耳鸣治疗TRT意大利语治疗已知的良好的心理治疗相结合平淡(字面dall'acufene康复治疗),广泛实行,如果不能治愈耳鸣其实,很多人该报告,以TRT感谢,耳鸣麻烦要少得多,切割容易被忽视的TRT要求全面展开和丰富ITS的12-18个月可以用良好的环境声发电机,发电机或声音特别是与在即使是轻微的听力损失情况的个人听证会的人。
giovedì 15 settembre 2011
mercoledì 14 settembre 2011
STABILIZZAZIONE REGIONE PUGLIA
Le ultime notizie che collegano la manovra finanziaria del governo agganciata alla deroga al blocco del turn over del personale sanitario in Puglia lasciano ben sperare: auguriamoci di non continuare ad essere ostaggio della politica che non riesce a dare risposte certe ai lavoratori della sanità impegnati ogni giorno con utenti che girano come trottole da una ASL all'altra per completare l'iter diagnostico.
Carmine Capasso
Carmine Capasso
domenica 11 settembre 2011
giovedì 8 settembre 2011
Manovra finanziaria o cambio di prospettiva?
Manovra finanziaria o cambio di prospettiva?
Manovra o no dovremo rivedere gli stili di vita: le speculazioni finanziarie hanno indebolito l'euro a tal punto che il potere d'acquisto è divenuto irrisorio. Le banche sicuramente stanno contribuendo in maniera determinante nell'erodere il reddito delle famiglie. Forse le banche etiche potranno in qualche modo aiutare ad uscire dal pantano in cui siamo entrati. Non possiamo certo eliminare l'energia elettrica ma dovremmo capire come, in altri contesti, si vive con un reddito decisamente inferiore. Quello che urge attivare è un'economia reale che risponda alle esigenze locali e prodotti di nicchia da collocare sui mercati internazionali.
Carmine Capasso
Manovra o no dovremo rivedere gli stili di vita: le speculazioni finanziarie hanno indebolito l'euro a tal punto che il potere d'acquisto è divenuto irrisorio. Le banche sicuramente stanno contribuendo in maniera determinante nell'erodere il reddito delle famiglie. Forse le banche etiche potranno in qualche modo aiutare ad uscire dal pantano in cui siamo entrati. Non possiamo certo eliminare l'energia elettrica ma dovremmo capire come, in altri contesti, si vive con un reddito decisamente inferiore. Quello che urge attivare è un'economia reale che risponda alle esigenze locali e prodotti di nicchia da collocare sui mercati internazionali.
Carmine Capasso
mercoledì 7 settembre 2011
martedì 6 settembre 2011
domenica 4 settembre 2011
Il delatore
Il delatore
By Beppe Grillo
Le liste di proscrizione di Silla, gli elenchi pubblici di persone che chiunque poteva uccidere, i cui beni venivano confiscati e i discendenti esclusi da ogni carica statale, sembreranno una carezza quando i comuni renderanno note le liste dei contribuenti. Si affermeranno due figure che in Italia hanno sempre trovato spazio e humus: il delatore e il ricattatore. Potrai denunciare in forma anonima il vicino di casa che ti sta sui coglioni, qualcosa il Fisco trova sempre e avrai la soddisfazione di rovinarlo. L'elettricista che non ha fatto la fattura al piccolo imprenditore di tua conoscenza sarà alle tue dipendenze in modo gratuito per sempre, altrimenti lo denuncerai ed Equitalia lo farà finire in mezzo a una strada. Le delazioni e i ricatti sono però accompagnati da rancori e vendette. Se non puoi prendertela con l'Agenzia delle Entrate, puoi però ripagare il delatore in mille modi, con una contro delazione ad esempio, o incendiandogli la macchina. Il delatore può mantenere (a fatica) l'anonimato nelle grandi città, ma nei paesi è impossibile. I Comuni sono i beneficiari delle delazioni, dovrebbero incassare il 100% delle tasse evase. Il sindaco, di solito molto ben informato sugli evasori che spesso conosce personalmente, può diventare un maxi delatore e risanare il bilancio prima di finire dentro un sacco zavorrato nel fiume più vicino. Diciamocelo, questa storia delle liste è una presa per i fondelli, uno strumento di distrazione, un risveglio dei peggiori istinti, un tentativo di divisione sociale e di caccia all'untore. Il ministero dell'Economia e delle Finanze dispone di circa 70.000 dipendenti, un numero tale da poter contare anche i peli del culo dell'ultimo contribuente. Non ha bisogno che la signora Pina si improvvisi esattrice. Quanto ci costa il carrozzone del ministero dell'Economia, quante tasse dobbiamo pagare per farci tassare?
Prima che il più piccolo comune pubblichi le nuove liste silliane, lo Stato deve pubblicare l'elenco dei beneficiari dello Scudo Fiscale, quei mascalzoni che hanno evaso TUTTO e sono stati condonati con il solo 5%. A pensar male si fa peccato, ma i nomi in quella lista potrebbero essere anche di politici, imprenditori, banchieri, mafiosi. Va pubblicata per scacciare ogni cattivo pensiero da parte dei contribuenti onesti e anche per un altro motivo. La lista potrebbe essere usata per ricattare gli Scudati. Renderla di pubblico dominio è un atto di pulizia e di giustizia sociale. Chi può la invii a Wikileaks e a questo blog.
Ps: la mia dichiarazione dei redditi è pubblica e riportata regolarmente sui giornali.
BEPPE GRILLO
By Beppe Grillo
Le liste di proscrizione di Silla, gli elenchi pubblici di persone che chiunque poteva uccidere, i cui beni venivano confiscati e i discendenti esclusi da ogni carica statale, sembreranno una carezza quando i comuni renderanno note le liste dei contribuenti. Si affermeranno due figure che in Italia hanno sempre trovato spazio e humus: il delatore e il ricattatore. Potrai denunciare in forma anonima il vicino di casa che ti sta sui coglioni, qualcosa il Fisco trova sempre e avrai la soddisfazione di rovinarlo. L'elettricista che non ha fatto la fattura al piccolo imprenditore di tua conoscenza sarà alle tue dipendenze in modo gratuito per sempre, altrimenti lo denuncerai ed Equitalia lo farà finire in mezzo a una strada. Le delazioni e i ricatti sono però accompagnati da rancori e vendette. Se non puoi prendertela con l'Agenzia delle Entrate, puoi però ripagare il delatore in mille modi, con una contro delazione ad esempio, o incendiandogli la macchina. Il delatore può mantenere (a fatica) l'anonimato nelle grandi città, ma nei paesi è impossibile. I Comuni sono i beneficiari delle delazioni, dovrebbero incassare il 100% delle tasse evase. Il sindaco, di solito molto ben informato sugli evasori che spesso conosce personalmente, può diventare un maxi delatore e risanare il bilancio prima di finire dentro un sacco zavorrato nel fiume più vicino. Diciamocelo, questa storia delle liste è una presa per i fondelli, uno strumento di distrazione, un risveglio dei peggiori istinti, un tentativo di divisione sociale e di caccia all'untore. Il ministero dell'Economia e delle Finanze dispone di circa 70.000 dipendenti, un numero tale da poter contare anche i peli del culo dell'ultimo contribuente. Non ha bisogno che la signora Pina si improvvisi esattrice. Quanto ci costa il carrozzone del ministero dell'Economia, quante tasse dobbiamo pagare per farci tassare?
Prima che il più piccolo comune pubblichi le nuove liste silliane, lo Stato deve pubblicare l'elenco dei beneficiari dello Scudo Fiscale, quei mascalzoni che hanno evaso TUTTO e sono stati condonati con il solo 5%. A pensar male si fa peccato, ma i nomi in quella lista potrebbero essere anche di politici, imprenditori, banchieri, mafiosi. Va pubblicata per scacciare ogni cattivo pensiero da parte dei contribuenti onesti e anche per un altro motivo. La lista potrebbe essere usata per ricattare gli Scudati. Renderla di pubblico dominio è un atto di pulizia e di giustizia sociale. Chi può la invii a Wikileaks e a questo blog.
Ps: la mia dichiarazione dei redditi è pubblica e riportata regolarmente sui giornali.
BEPPE GRILLO
sabato 3 settembre 2011
mercoledì 31 agosto 2011
TASSE SI' TASSE NO: BASTA SPREMERE IL LIMONE
TASSE SI' TASSE NO: BASTA SPREMERE IL LIMONE
Andare a toccare il riscatto degli anni di laurea non è probabilmente la soluzione: il problema non è tartassare il reddito dei dipendenti, ma è raggiungere gli evasori (più o meno totali) e probabilmente far ripartire l'economia: credito d'imposta, agevolazioni per le imprese (piccole e non), studiare tutte le forme per far ripartire l'economia. Non ci si può meravigliare se l'economia in Italia non cresce e si registrano il crollo dei consumi nei PC, auto ed altri beni di consumo. Il divario tra ricchi e poveri aumenta e nessuno riesce a porre rimedio. L'Italia si sta fermando perchè ha smesso di sognare! Diceva Gaber: destra e sinistra per me pari sono! Forse tutta questa voglia di rimediare al disastro non sembra così evidente.
By Carmine Capasso
Andare a toccare il riscatto degli anni di laurea non è probabilmente la soluzione: il problema non è tartassare il reddito dei dipendenti, ma è raggiungere gli evasori (più o meno totali) e probabilmente far ripartire l'economia: credito d'imposta, agevolazioni per le imprese (piccole e non), studiare tutte le forme per far ripartire l'economia. Non ci si può meravigliare se l'economia in Italia non cresce e si registrano il crollo dei consumi nei PC, auto ed altri beni di consumo. Il divario tra ricchi e poveri aumenta e nessuno riesce a porre rimedio. L'Italia si sta fermando perchè ha smesso di sognare! Diceva Gaber: destra e sinistra per me pari sono! Forse tutta questa voglia di rimediare al disastro non sembra così evidente.
By Carmine Capasso
domenica 28 agosto 2011
domenica 21 agosto 2011
domenica 14 agosto 2011
giovedì 21 luglio 2011
Damone: “Paralisi degli Ospedali per 500 medici licenziati”
Damone: “Paralisi degli Ospedali per 500 medici licenziati”
Dichiarazione del presidente del Gruppo consiliare de La Puglia prima di tutto, Francesco Damone.
“La faziosità politica e la premeditazione dell’aggressione messa in campo da Vendola per delegittimare il Governo, comporterà il licenziamento di un’intera classe medica.
Nelle P.A. i canali tecnici e legittimi di fronte alla chiusura di reparti sovviene lo stato di necessità che per legge supera ogni norma finanziaria, perché nel caso di specie, è preminente la tutela della salute dei cittadini.
L’assessore alla Sanità non ha tentato alcuna via per risolvere la drammatica questione richiamando disposizioni che non hanno ragione di essere.
La Consulta ha solo eccepito le modalità di stabilizzazione perché giustamente i dirigenti medici per acquisire il ruolo, devono essere sottoposti a concorsi e in posti vacanti esistenti in pianta organica.
Il richiamo alla norma finanziaria mirata a limitare altre modalità di mantenimento in servizio e riferiti al 50% della spesa dell’anno 2009, non può essere richiamata perché nel caso di specie si tratta di modificare il rapporto da tempo indeterminato in altre modalità (avviso pubblico, riservate, convenzioni, prestazioni d’opera, a fatture ecc. ecc.) perché la spesa è già consolidata e non va individuata ex novo.
Di fronte al dramma della disoccupazione e della disperazione di 500 medici, per Vendola è sufficiente che possa attribuire, con enorme falsità, che la colpa è del Governo, al quale lui tende di arrivare con ogni mezzo, dimenticando che ha vinto la battaglia elettorale proprio sulla sanità fatta di promesse tutte fondate sull’eliminazione del precariato.
Oggi invece di accusare il Governo, come mezzo di comodo,Vendola deve ricercare soluzioni che i 500 medici, impegnati a vari livelli, richiedono e bloccare i licenziamenti in atto.
La proposta poi dell’assessore di instaurare contenziosi nei confronti delle varie aziende sanitarie da parte dei medici comporta oneri finanziari sia da parte dei professionisti che della Regione.
La logica di rimettere le responsabilità alla Magistratura del lavoro è una via impolitica e molto onerosa.
Questi sono i costi che una maggioranza sgangherata e irresponsabile alimenta a dismisura per non assumere decisioni coraggiose e trasparenti”./comunicato
Dichiarazione del presidente del Gruppo consiliare de La Puglia prima di tutto, Francesco Damone.
“La faziosità politica e la premeditazione dell’aggressione messa in campo da Vendola per delegittimare il Governo, comporterà il licenziamento di un’intera classe medica.
Nelle P.A. i canali tecnici e legittimi di fronte alla chiusura di reparti sovviene lo stato di necessità che per legge supera ogni norma finanziaria, perché nel caso di specie, è preminente la tutela della salute dei cittadini.
L’assessore alla Sanità non ha tentato alcuna via per risolvere la drammatica questione richiamando disposizioni che non hanno ragione di essere.
La Consulta ha solo eccepito le modalità di stabilizzazione perché giustamente i dirigenti medici per acquisire il ruolo, devono essere sottoposti a concorsi e in posti vacanti esistenti in pianta organica.
Il richiamo alla norma finanziaria mirata a limitare altre modalità di mantenimento in servizio e riferiti al 50% della spesa dell’anno 2009, non può essere richiamata perché nel caso di specie si tratta di modificare il rapporto da tempo indeterminato in altre modalità (avviso pubblico, riservate, convenzioni, prestazioni d’opera, a fatture ecc. ecc.) perché la spesa è già consolidata e non va individuata ex novo.
Di fronte al dramma della disoccupazione e della disperazione di 500 medici, per Vendola è sufficiente che possa attribuire, con enorme falsità, che la colpa è del Governo, al quale lui tende di arrivare con ogni mezzo, dimenticando che ha vinto la battaglia elettorale proprio sulla sanità fatta di promesse tutte fondate sull’eliminazione del precariato.
Oggi invece di accusare il Governo, come mezzo di comodo,Vendola deve ricercare soluzioni che i 500 medici, impegnati a vari livelli, richiedono e bloccare i licenziamenti in atto.
La proposta poi dell’assessore di instaurare contenziosi nei confronti delle varie aziende sanitarie da parte dei medici comporta oneri finanziari sia da parte dei professionisti che della Regione.
La logica di rimettere le responsabilità alla Magistratura del lavoro è una via impolitica e molto onerosa.
Questi sono i costi che una maggioranza sgangherata e irresponsabile alimenta a dismisura per non assumere decisioni coraggiose e trasparenti”./comunicato
mercoledì 20 luglio 2011
Interventi diretti a stabilizzare il personale sanitario interessato dal comma 8 dell'articolo 16
Comunicato stampa del 19 luglio
MANOVRA, PDL: “AUSPICHIAMO INTERVENTO SUL COMMA PUGLIA”
“Approvare immediatamente e senza proporre emendamenti la manovra economica è stato un dovere per la salvaguardia dell’intero Paese. Compiuto questo passo e fermo restando l’impegno a non causare squilibri alla spesa pubblica, è ora possibile intervenire per rendere più sostenibili alcune delle misure più drastiche presenti nella manovra”. Lo dichiarano in una nota congiunta l’on. Antonio Distaso, vice coordinatore regionale del Pdl, e l’on. Benedetto Fucci, componente della commissione Affari sociali della Camera.
“Ci riferiamo – spiegano i due parlamentari – alla norma di cui all’articolo 16, comma 8, della manovra che annulla le assunzioni nel pubblico impiego fatte in forza di provvedimenti dichiarati incostituzionali. La sinistra ha attaccato il Governo nazionale denunciando il cosiddetto “comma Puglia” con riferimento ai circa 400 dirigenti assunti e/o stabilizzati in virtù di una legge regionale poi dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. Sia ben chiaro che la colpa originaria è tutta della Giunta Vendola che irresponsabilmente varò quella Legge pur sapendo che sarebbe stata impugnata”.
“Che Vendola e soci – aggiungono Distaso e Fucci – non scarichino sul Governo le loro responsabilità. Tuttavia non possiamo non notare con preoccupazione che l’uscita di scena di circa 400 dirigenti in un colpo solo rischia di avere ricadute sul quotidiano funzionamento della sanità pugliese. Per questo, nello strettissimo spazio di azione consentito, durante l’esame parlamentare della manovra abbiamo lavorato per far inserire, nel parere espresso dalla commissione Affari sociali che ha competenza sulla sanità, l’auspicio di interventi diretti a stabilizzare, in tempi brevi (e certamente nel rispetto delle regole al contrario di quanto fatto da Vendola), il personale sanitario interessato dal comma 8 dell'articolo 16. Si tratta di un segnale evidente del fatto che sarà possibile, in una fase successiva, trasformare questo proposito in provvedimenti concreti”.
* * *
XII Commissione - Giovedì 14 luglio 2011
DL 98/11: Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.
C. 4509 Governo, approvato dal Senato.
PARERE APPROVATO DALLA XII COMMISSIONE AFFARI SOCIALI
La XII Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 4509 Governo, approvato dal Senato, recante conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 98 del 2011: «Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»;
auspicando che il Governo possa in futuro adottare iniziative volte alla introduzione di interventi concreti in favore della disabilità e della non autosufficienza;
auspicando, altresì, che possano essere previsti in tempi brevi interventi diretti a stabilizzare il personale sanitario interessato dal comma 8 dell'articolo 16, che sancisce le conseguenze della dichiarazione di illegittimità costituzionale di norme sulla base delle quali le pubbliche amministrazioni abbiano adottato provvedimenti in materia di personale,
esprime PARERE FAVOREVOLE
MANOVRA, PDL: “AUSPICHIAMO INTERVENTO SUL COMMA PUGLIA”
“Approvare immediatamente e senza proporre emendamenti la manovra economica è stato un dovere per la salvaguardia dell’intero Paese. Compiuto questo passo e fermo restando l’impegno a non causare squilibri alla spesa pubblica, è ora possibile intervenire per rendere più sostenibili alcune delle misure più drastiche presenti nella manovra”. Lo dichiarano in una nota congiunta l’on. Antonio Distaso, vice coordinatore regionale del Pdl, e l’on. Benedetto Fucci, componente della commissione Affari sociali della Camera.
“Ci riferiamo – spiegano i due parlamentari – alla norma di cui all’articolo 16, comma 8, della manovra che annulla le assunzioni nel pubblico impiego fatte in forza di provvedimenti dichiarati incostituzionali. La sinistra ha attaccato il Governo nazionale denunciando il cosiddetto “comma Puglia” con riferimento ai circa 400 dirigenti assunti e/o stabilizzati in virtù di una legge regionale poi dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. Sia ben chiaro che la colpa originaria è tutta della Giunta Vendola che irresponsabilmente varò quella Legge pur sapendo che sarebbe stata impugnata”.
“Che Vendola e soci – aggiungono Distaso e Fucci – non scarichino sul Governo le loro responsabilità. Tuttavia non possiamo non notare con preoccupazione che l’uscita di scena di circa 400 dirigenti in un colpo solo rischia di avere ricadute sul quotidiano funzionamento della sanità pugliese. Per questo, nello strettissimo spazio di azione consentito, durante l’esame parlamentare della manovra abbiamo lavorato per far inserire, nel parere espresso dalla commissione Affari sociali che ha competenza sulla sanità, l’auspicio di interventi diretti a stabilizzare, in tempi brevi (e certamente nel rispetto delle regole al contrario di quanto fatto da Vendola), il personale sanitario interessato dal comma 8 dell'articolo 16. Si tratta di un segnale evidente del fatto che sarà possibile, in una fase successiva, trasformare questo proposito in provvedimenti concreti”.
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XII Commissione - Giovedì 14 luglio 2011
DL 98/11: Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.
C. 4509 Governo, approvato dal Senato.
PARERE APPROVATO DALLA XII COMMISSIONE AFFARI SOCIALI
La XII Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 4509 Governo, approvato dal Senato, recante conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 98 del 2011: «Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»;
auspicando che il Governo possa in futuro adottare iniziative volte alla introduzione di interventi concreti in favore della disabilità e della non autosufficienza;
auspicando, altresì, che possano essere previsti in tempi brevi interventi diretti a stabilizzare il personale sanitario interessato dal comma 8 dell'articolo 16, che sancisce le conseguenze della dichiarazione di illegittimità costituzionale di norme sulla base delle quali le pubbliche amministrazioni abbiano adottato provvedimenti in materia di personale,
esprime PARERE FAVOREVOLE
domenica 17 luglio 2011
giovedì 14 luglio 2011
mercoledì 13 luglio 2011
lunedì 11 luglio 2011
domenica 10 luglio 2011
mercoledì 6 luglio 2011
lunedì 4 luglio 2011
domenica 3 luglio 2011
giovedì 30 giugno 2011
martedì 28 giugno 2011
lunedì 27 giugno 2011
sabato 25 giugno 2011
giovedì 23 giugno 2011
mercoledì 22 giugno 2011
Surgery of Glomus Jugulare Tumors
Skull Base. 2003 August; 13(3): 149–157.
doi: 10.1055/s-2003-43325.
PMCID: PMC1131844
Copyright © 2003 by Thieme Medical Publishers, Inc., 333 Seventh Avenue, New York, NY 10001, USA
Surgery of Glomus Jugulare Tumors
Roberto Pareschi, M.D.,1 Stefano Righini, M.D.,1 Domenico Destito, M.D.,1 Aldo Falco Raucci, M.D.,1 and Stefano Colombo, M.D.2
1Unità Operativa Otorinolaringoiatria, Azienda Ospedale Legnano, Legnano, Italy
2Scuola di Specializzazione in ORL–Padova, Castellanza (VA), Italy.
Address for correspondence and reprint requests: Roberto Pareschi M.D. Direttore U. O. Otorinolaringoiatria, Azienda Ospedale Legnano, Via Candiani 2, 20050 Legnano (MI), Italy, Email: rpareschi@inwind.it
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ABSTRACT
The treatment of choice for glomus jugulare tumors is still controversial. High rates of morbidity, incomplete resection, and the aggressive behavior of these tumors are the main arguments for advocates of primary radiotherapy. However, constant refinements in skull base techniques have made complete resection of these lesions a realistic goal. The high probability of achieving local control of these tumors by surgery has convinced us to support this option strongly. Between 1993 and 2000 we diagnosed 52 glomus tumors of the temporal bone. Of these patients, only 42 had a class C lesion (glomus jugulare) and were included in this study; 37 of these patients underwent surgery, 10 of whom had intracranial extension of the disease. The overall resection rate was 96 %. Facial nerve function at 1 year was House–Brackmann grade I to II in 52 % of patients and grade III or better in 84 % of patients. Hospitalization was shorter than 14 days in 33 patients (89 %). All patients with pharyngolaryngeal palsy had sufficient compensation at discharge. Twelve vocal chord Teflon injections were performed after surgery to reduce hoarseness and aspiration. No patient died. No relapse was observed (mean follow–up, 4.9 years).
Keywords: Glomus jugulare tumor, infratemporal approach, pharyngolaryngeal paralysis
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The effectiveness of surgery compared with radiotherapy as the primary treatment for glomus jugulare tumors remains controversial. A definitive consensus on the best treatment modality for this disease cannot be reached because there are few studies and most of them lack adequate information. Much of the criticism against the surgical management of glomus jugulare tumors is based on the morbidity rates associated with cranial nerve loss and the common belief that radical removal is almost impossible because these tumors are histologically aggressive. This study evaluated the role of surgery in the management of glomus jugulare tumors by reviewing our results with long–term sequelae and radical resection.
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MATERIALS AND METHODS
From January 1993 to October 2000, 52 patients were diagnosed as having glomus tumors of the temporal bone. Of this group, 42 patients (28 females, 19 males) had glomus jugulare tumors (class C tumors). The other 10 patients, diagnosed with glomus tympanicum tumors (class A and B tumors), were excluded from this series.
Tumors were classified using the Fisch classification (Table 1).1 Of the 42 patients with a class C tumor, 3 had previously undergone surgery. None had undergone external beam radiation, and 39 patients had had no previous treatment. Eight patients (20 %) had multicentric, synchronous lesions, 4 of whom had familial distribution of the disease. The most common combinations were with carotid body (5) and glomus vagale (3) tumors. Three patients had bilateral temporal lesions.
Table 1
Table 1
Fisch Classification of 52 Glomus Tumors of the Temporal Bone
On otoscopy 33 patients (80 %) with glomus jugulare tumors had a typical red middle ear or external auditory mass. The remaining patients had an infiltrating hypervascularized temporal bone mass documented by an anomalous injection of the vessels of the posteroinferior auditory canal. As with glomus tympanicum tumors, the most frequent otologic symptoms were pulsatile tinnitus, followed by hearing loss, mucopurulent or hemorrhagic otorrhea, otalgia, and vertigo (Table 2).
Table 2
Table 2
Otologic Symptoms Associated with 42 Glomus Jugulare Tumors
Twenty–nine patients (70 %) had no preoperative cranial nerve deficit. Deficits were most frequently associated with the eighth cranial nerve, followed by the tenth, the ninth, the twelfth, the seventh, and the eleventh (Table 3). Hoarseness and dysphagia were present, respectively, in 5 (12.5 %) and 2 (5 %) patients, and facial weakness in 5 (12.5 %). Preoperative facial nerve function was normal in 37 patients (88 %) while 5 patients (12 %) exhibited facial weakness. One patient (2.5 %) had a catecholamine–secreting tumor.
Table 3
Table 3
Preoperative Cranial Nerve Deficits Associated with 42 Glomus Jugulare Tumors
All patients underwent a detailed neuroradiological evaluation with high–resolution computed tomography, gadolinium–enhanced magnetic resonance imaging (MRI), and conventional or selective digital subtraction angiography.
Permanent balloon–occlusion of the internal carotid artery (ICA) was performed in 5 patients with C3 to C4 glomus tumors when angiography documented an intimate relationship with the horizontal segment of the ICA and cavernous sinus and a significant blood supply from petrous or cavernous branches of the ICA. Our protocol for ICA occlusion involves angiography with cross compression and a temporary intraluminal balloon–occlusion test. In 1 patient both the carotid and vertebral artery had been occluded for direct involvement of the two arteries. None of the 5 patients had any immediate or delayed neurological deficits.
One patient did not tolerate occlusion of the ICA, and the balloon was immediately deflated with no permanent neurological consequences. Positron–emission tomography scanning of the head was positive in 3 high–risk patients even though they passed the balloon occlusion test. In 8 patients with C2 and C3 tumors, simple functional angiography was performed to assess the competence of the circle of Willis. A balloon occlusion test was performed in 3 of these patients. All 37 surgical patients underwent preoperative embolization with polyvinyl alcohol microparticles, lyophilized dura, or histoacrylic glue.
Exclusive external beam radiation was used in 2 older patients and in 1 patient who refused surgery. No treatment was recommended for 2 patients who were older than 80 years. Eight D1 intracranial extensions were removed in a single–stage operation. Of the 4 patients with a D2 intracranial extension, 2 underwent a second stage through a petro–occipital trans–sigmoid approach. The follow–up included MRI 1 year after surgery and every 2 years thereafter.
Surgical Technique
Conservative jugulopetrosectomy and infratemporal fossa approaches represent different surgical options for the management of glomus jugulare tumors. The latter was used in 33 patients (Table 4). A conservative jugulopetrosectomy that preserved the facial nerve was performed in 4 patients.
Table 4
Table 4
Surgical Approaches to 37 Glomus Jugulare Tumors
Conservative Jugulopetrosectomy
This approach preserves the normal anatomy of the external and middle ear. It is indicated for small tumors confined to the jugular foramen and infralabyrinthine area with minimal involvement of the ICA at its foramen.2 An incision placed about 6 cm behind the postauricular crease and extended inferiorly and superiorly exposes the neck and temporal bone. The seventh, ninth, tenth, eleventh, and twelfth cranial nerves are followed to the skull base. The seventh cranial nerve is dissected until its bifurcation. The major vessels of the neck are identified. The internal jugular vein is ligated and divided to obtain distal control of the vein. A complete enlarged mastoidectomy is performed, and the posterior wall of the bony ear canal is preserved. The lateral sinus is exposed from the transverse sinus to the jugular bulb and then opened and packed intraluminally with Surgicel to obtain proximal control of the lateral sinus. The facial nerve is identified and skeletonized to the stylomastoid foramen. An extended facial recess is drilled to enable the initial visualization of the tumor. When the external auditory canal is preserved, the nerve is usually mobilized from the second genu laterally to expose the jugular bulb. Further inferior widening of the extended facial recess and removal of the tympanic bone anteroinferiorly expose the lower part of the tympanic segment of the ICA (infratubal portion) and the carotid foramen. Once the ICA is freed from the tumor, it is mobilized from the infralabyrinthine area. With the internal jugular vein and the lateral sinus identified, the tumor is resected from the skull base and cranial nerves. If possible, the medial wall of the jugular bulb is left intact to avoid danger to the cranial nerves at the pars nervosa of the jugular foramen.
Infratemporal Fossa Approach
When the tumor extends beyond the jugular foramen anteriorly in the petrous bone and distal exposure of the petrous carotid artery is needed, the surgical procedure must be expanded. This approach sacrifices the external and middle ear, but it offers access to the infralabyrinthine area, petrous apex, and, through the infratemporal fossa, to the entire petrous carotid artery, clivus, and cavernous sinus. The petro–occipital skull base, neck, and infratemporal fossa are accessed through a C–shaped incision that allows an anteriorly based flap. The external ear canal is then transected and sutured. Initial cervical exposure proceeds as it does for smaller tumors. Both temporozygomatic and cervicofacial branches of the facial nerve are exposed to allow sufficient mobilization of the nerve from the parotid for anterosuperior transposition. The skin of the external auditory canal, the tympanic membrane, and the ossicles are removed, and a radical mastoidectomy is performed. The lateral sinus, middle fossa dura, and facial nerve are identified.
The lateral sinus is unroofed. After the internal jugular vein is ligated in the neck, the vessel is opened and packed intraluminally as described. Exposure of the petrous ICA requires anterior dislocation of the ascending ramus of the mandible, which, in turn, requires anterosuperior rerouting of the facial nerve. This delicate maneuver is mandatory to obtain satisfactory control of the jugular foramen and petrous carotid artery. Once the facial nerve has been mobilized from the geniculate ganglion laterally, anterior reflection of the mandible, maintained by the Fisch infratemporal fossa retractor, allows exposure of the glenoid and posterior infratemporal fossae. The removal of the medial wall of the glenoid fossa and of the bony eustachian tube exposes the vertical portion of the petrous carotid artery and of the anterior pole of the tumor. Subtotal petrosectomy permits control of the superior pole of the tumor and its radical dissection from the cancellous bone of the petrous apex and from the petrous carotid wall (infratemporal approach type A).
Further tumor extensions involving the petrous apex, foramen lacerum, cavernous sinus, and clivus need extended approaches. Removal of extensions requires switching from the infratemporal type A to the type B or C approach. This change creates some problems with the facial nerve, which must be transposed from anteriorly to inferiorly to expose the infratemporal fossa.3 Temporary resection of the posterior portion of the zygomatic arch and inferior reflection of the temporal muscle and of the mandibular condyle with the Fisch retractor opens the entire infratemporal fossa and its anatomy. The middle fossa dura is skeletonized to expose the foramen spinosum and foramen ovale. The middle meningeal artery and mandibular division of the trigeminal nerve are coagulated and divided. The more medial eustachian tube must be resected to expose the horizontal portion of the carotid artery (infratemporal fossa approach type B). Drilling the bone of the pterygoid process (infratemporal approach type C) gives full exposure of the foramen lacerum and lateral wall of the cavernous sinus.1 Perfect control of the horizontal portion of the ICA allows tumor to be resected from the floor of the middle fossa dura, petrous apex, clivus, and the cavernous sinus, which is rarely infiltrated. If these extended infratemporal approaches are combined with the transcochlear route, they provide full access to the lateral skull base and all the anteromedial and intracranial extensions of the disease to be removed.4
Intracranial extension of the tumor into the subarachnoid space is common and can be accurately predicted by MRI. It usually occurs in the posterior fossa directly through the dura or through the lower cranial nerves at the pars nervosa of the jugular foramen.5 Single–stage resection of transdural glomus tumors is complicated by problems of dural defect reconstruction and cerebrospinal fluid management, which are more complex and troublesome in these cases than in other skull base procedures. When intracranial extension is limited, the resulting dural defect is small. In these cases unstaged tumor resection should be considered safe. For more extensive degrees of intracranial spread, especially when transcochlear or translabyrinthine exposures are indicated, it is best to leave the intradural extension in place. Secondary intracranial tumor resection through the posterior fossa and its contents is seldom a problem because the devascularized tumor dissects easily from the brain.6
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RESULTS
Neurologic sequelae involved the facial nerve and lower cranial nerves.
Facial Nerve
Of the 37 patients who underwent surgery, the facial nerve was left in the fallopian canal and preserved in 4 cases (10 %), infiltrated by tumor and therefore deliberately transected in 6 cases (15 %), accidentally transected after tumor removal in 2 (5 %), and permanently transposed in 25 (70 %). The overall rate of anatomical preservation of the facial nerve was 80 % (29 patients). A sural nerve grafting was performed in 6 cases. In 2 patients with longstanding paralysis the facial nerve was not repaired. Facial nerve function measured at 1 year was as follows: grade I in 7 patients (18 %), grade I or II in 19 patients (51 %), and grade III or better in 31 patients (84 %). See Table 5.
Table 5
Table 5
Postoperative Functional Outcome of Facial Nerve in 37 Patients
Cranial Nerves IX and X
The ninth and the tenth cranial nerves were anatomically preserved in 18 (48 %) and 13 (35 %) patients, respectively (Table 6).
Table 6
Table 6
Preservation of Cranial Nerves as a Function of Size of 37 Tumors
The function of cranial nerves IX and X was lost preoperatively in about 20 % of cases and was caused by surgery in 50 %. Most patients reported some degree of persistent dysphagia, hoarseness, and aspiration, but none was disabled by these symptoms. No patients have reported recurrent pneumonia; 12 patients have undergone postoperative vocal cord injection with Teflon paste.
Total excision was possible in most patients. The rate of complete resection was 100 % for 13 C1 and 16 C2 tumors, 80 % for the 4 C3 and 2 C4 tumors, and 84 % for 10 class D tumors. The overall resection rate was 96 %.
None of the patients with subtotally resected tumors has undergone radiation therapy. None of the 37 glomus jugulare tumors has recurred after total resection (mean follow–up, 4.9 years). There were no cerebrospinal fluid leaks through the wound. In 3 patients with class D lesions a subcutaneous cerebrospinal fluid collection resolved after sterile cerebrospinal fluid aspiration and application of compression dressing. No wound required revision. There were no perioperative deaths. One patient developed a stroke 2 days after surgery related to ICA thrombosis and was permanently hemiplegic. Postoperatively, 2 patients with acute respiratory distress syndrome required a temporary tracheotomy. Three patients developed partial ischemia of the wound, pinna, or both.
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DISCUSSION
Surgery of glomus jugulare tumors usually requires extensive dissection of the posterolateral skull base. These tumors tend to arise in the osteodural interface of the jugular foramen and extend inside the petrous bone, cranium, and cervical regions. Inside the petrous bone these tumors spread from the jugular foramen along routes of least resistance that usually involve the fallopian and carotid canals.7 Effective management of the facial nerve and major vessels of the petroccipital skull base is indispensable to obtain a successful outcome after excision of a glomus jugulare tumor.
The facial nerve represents an anatomic obstacle to surgical exposure of the jugular foramen and intrapetrous carotid artery. The management options for the facial nerve include a simple exposure, partial or complete mobilization, and segmental resection. Tumor size and control of the distal ICA are the main factors that determine facial nerve management. For disease confined to the jugular foramen and in which the ICA is not involved, simple exposure of the seventh cranial nerve is sufficient. However, excision seldom proceeds without endangering the facial nerve. Typically, the nerve must be mobilized. When the external auditory canal can be preserved, partial mobilization from the second genu laterally provides sufficient exposure of the tumor and control of the ICA. Postoperative facial nerve function tends to be excellent.
For more extensive tumors, complete exposure of the vertical portion of the petrous ICA is mandatory. This goal can be achieved only by anterior dislocation of the mandible combined with complete anterosuperior rerouting of the facial nerve from the geniculate ganglion laterally.2 Paralysis of the nerve usually follows, but recovery is satisfactory (House–Brackmann grade I to III). Postoperative facial paralysis is rare and usually has a late onset. Preoperative facial paralysis always indicates direct invasion of the nerve. In such cases segmental resection is necessary. Continuity of the facial nerve can be accomplished via direct end–to–end anastomosis or graft interposition with or without rerouting. A grade IV to II is a reasonable outcome to expect. Intraoperative monitoring improves the chance of preserving neural integrity and significantly reduces the postoperative rate of permanent facial nerve dysfunction.8
Complete dissection of the tumor from the petrous ICA is probably the most limiting factor for achieving radical removal of glomus jugulare tumors. Surgical exposure of the ICA must guarantee its proximal and distal control as well as visualization of almost its entire circumference to enable mobilization and surgical maneuvers. The tumor is usually dissected from the ICA in a subperiosteal plane. When a subadventitial plane is needed, extrication of the vessel is far more dangerous and may be infeasible. Preoperative balloon occlusion of the ICA is performed whenever neuroradiological investigations indicate direct involvement of the carotid wall.
Cranial nerve preservation during the surgical resection of glomus jugulare tumors is the main factor in reducing the postoperative rate of morbidity and directly depends on the size of the tumor. The facial nerve was sacrificed in 22 % of our cases (8 patients). However, 12.5 % of the patients had a preoperative nerve deficit. Sural nerve interposition of the sacrificed nerve performed in 6 patients resulted in acceptable functional outcomes: 66 % (4 patients) were House–Brackmann grade III and 33 % (2 patients) were House–Brackmann grade IV. Permanent transposition of the nerve resulted in good long–term functional outcomes: 23 patients (92 %) were House–Brackmann grade III or better, and 15 patients (60 %) were House–Brackmann grade I or II (Table 5).
Facial nerve outcome (Table 5) was evaluated 15 months after surgery. Cranial nerves IX and X had to be sacrificed in 65 % and 50 % of cases, respectively, resulting in permanent hemipharyngolaryngeal paralysis. Dysphagia, hoarseness, and aspiration are often severe perioperatively. In such cases, a small nasogastric feeding tube was left in place 10 to 12 days to prevent pneumonia and to allow spontaneous compensation. When dysphagia persisted, a Teflon paste injection of the paralyzed vocal cord improved both voice and aspiration in all cases. No temporary or permanent gastrostomy was necessary. Most patients (89 %) were sent home within 2 weeks of surgery. Cerebrospinal fluid leaks and meningitis were absent in our patients, even in the ones with class D lesions. This finding compares favorably with other series.9, 10 For large intradural tumors that involve the brain stem, even if free flaps have greatly reduced the risk of cerebrospinal fluid leaks, we still prefer a staged petro–occipital removal.11
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CONCLUSIONS
In the past 10 years with the growing emphasis on quality of life, attention has drifted away from issues of tumor resectability, which is possible in most patients, toward functional outcomes. The consequences of surgical resection are predictable, and the neurotological deficits can often be rehabilitated. Surgical resection of jugular foramen lesions is most often criticized on the basis of the morbidity following lower cranial nerve loss. Cranial nerve preservation depends on tumor size. With small lesions where the rate of cranial nerve preservation exceeds 80 %, functional outcomes are excellent. With larger lesions cranial nerve loss is often present preoperatively, and surgery does not always create new deficits. In our series 12.5 % of the patients had preoperative facial palsy while 20 % had lower cranial nerve deficits.
When acute cranial nerve losses must be created, they can be compensated for or efficiently rehabilitated, especially in young patients. The same cannot be stated for older patients (60 years or older), where the risks of aspiration and ab ingestis pneumonia strongly discourage surgery. A patient's age should be considered the main factor in reducing postoperative rates of morbidity and mortality related to pharyngolaryngeal paralysis. Surgery in patients older than 60 years with C2 to C3 lesions should be discouraged, even when a compensated cranial nerve deficit is present.
One year after surgery, facial nerve outcome was House–Brackmann grade III or better in 84 % of our patients and grade I or II in 52 %. Twelve patients were treated with vocal cord Teflon injection to reduce hoarseness. The other patients who suffered hemipharyngolaryngeal palsy had sufficient compensation and exhibited no evidence of aspiration at follow–up.
The relative efficacy of surgery compared to radiation therapy as the primary treatment for glomus jugulare tumors remains controversial. Literature supports both modalities, and the conclusions drawn in different reports have often been extreme. This inability to reach a definitive consensus on the issue probably reflects the lack of adequate information regarding patient selection, staging, and follow–up. Available data are from small series or from extremely heterogeneous series where tumor size, previous treatments, and complication rates are not clearly reported and do not allow results to be compared.12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25
In young patients, especially those with small lesions, neurotologic conditions make surgery less attractive. Nevertheless, we believe that surgical eradication of the tumor rather than alteration of its biological potential represents the safest treatment modality in these patients. In elderly patients with advanced disease, radiation must be preferred. Between these two extremes, there is a wide range of situations in which individualized approaches based on various parameters such as size of the tumor, age, existing nerve deficits, performance status, social conditions, motivation, and cooperation should be considered.
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REFERENCES
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doi: 10.1055/s-2003-43325.
PMCID: PMC1131844
Copyright © 2003 by Thieme Medical Publishers, Inc., 333 Seventh Avenue, New York, NY 10001, USA
Surgery of Glomus Jugulare Tumors
Roberto Pareschi, M.D.,1 Stefano Righini, M.D.,1 Domenico Destito, M.D.,1 Aldo Falco Raucci, M.D.,1 and Stefano Colombo, M.D.2
1Unità Operativa Otorinolaringoiatria, Azienda Ospedale Legnano, Legnano, Italy
2Scuola di Specializzazione in ORL–Padova, Castellanza (VA), Italy.
Address for correspondence and reprint requests: Roberto Pareschi M.D. Direttore U. O. Otorinolaringoiatria, Azienda Ospedale Legnano, Via Candiani 2, 20050 Legnano (MI), Italy, Email: rpareschi@inwind.it
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ABSTRACT
The treatment of choice for glomus jugulare tumors is still controversial. High rates of morbidity, incomplete resection, and the aggressive behavior of these tumors are the main arguments for advocates of primary radiotherapy. However, constant refinements in skull base techniques have made complete resection of these lesions a realistic goal. The high probability of achieving local control of these tumors by surgery has convinced us to support this option strongly. Between 1993 and 2000 we diagnosed 52 glomus tumors of the temporal bone. Of these patients, only 42 had a class C lesion (glomus jugulare) and were included in this study; 37 of these patients underwent surgery, 10 of whom had intracranial extension of the disease. The overall resection rate was 96 %. Facial nerve function at 1 year was House–Brackmann grade I to II in 52 % of patients and grade III or better in 84 % of patients. Hospitalization was shorter than 14 days in 33 patients (89 %). All patients with pharyngolaryngeal palsy had sufficient compensation at discharge. Twelve vocal chord Teflon injections were performed after surgery to reduce hoarseness and aspiration. No patient died. No relapse was observed (mean follow–up, 4.9 years).
Keywords: Glomus jugulare tumor, infratemporal approach, pharyngolaryngeal paralysis
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The effectiveness of surgery compared with radiotherapy as the primary treatment for glomus jugulare tumors remains controversial. A definitive consensus on the best treatment modality for this disease cannot be reached because there are few studies and most of them lack adequate information. Much of the criticism against the surgical management of glomus jugulare tumors is based on the morbidity rates associated with cranial nerve loss and the common belief that radical removal is almost impossible because these tumors are histologically aggressive. This study evaluated the role of surgery in the management of glomus jugulare tumors by reviewing our results with long–term sequelae and radical resection.
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MATERIALS AND METHODS
From January 1993 to October 2000, 52 patients were diagnosed as having glomus tumors of the temporal bone. Of this group, 42 patients (28 females, 19 males) had glomus jugulare tumors (class C tumors). The other 10 patients, diagnosed with glomus tympanicum tumors (class A and B tumors), were excluded from this series.
Tumors were classified using the Fisch classification (Table 1).1 Of the 42 patients with a class C tumor, 3 had previously undergone surgery. None had undergone external beam radiation, and 39 patients had had no previous treatment. Eight patients (20 %) had multicentric, synchronous lesions, 4 of whom had familial distribution of the disease. The most common combinations were with carotid body (5) and glomus vagale (3) tumors. Three patients had bilateral temporal lesions.
Table 1
Table 1
Fisch Classification of 52 Glomus Tumors of the Temporal Bone
On otoscopy 33 patients (80 %) with glomus jugulare tumors had a typical red middle ear or external auditory mass. The remaining patients had an infiltrating hypervascularized temporal bone mass documented by an anomalous injection of the vessels of the posteroinferior auditory canal. As with glomus tympanicum tumors, the most frequent otologic symptoms were pulsatile tinnitus, followed by hearing loss, mucopurulent or hemorrhagic otorrhea, otalgia, and vertigo (Table 2).
Table 2
Table 2
Otologic Symptoms Associated with 42 Glomus Jugulare Tumors
Twenty–nine patients (70 %) had no preoperative cranial nerve deficit. Deficits were most frequently associated with the eighth cranial nerve, followed by the tenth, the ninth, the twelfth, the seventh, and the eleventh (Table 3). Hoarseness and dysphagia were present, respectively, in 5 (12.5 %) and 2 (5 %) patients, and facial weakness in 5 (12.5 %). Preoperative facial nerve function was normal in 37 patients (88 %) while 5 patients (12 %) exhibited facial weakness. One patient (2.5 %) had a catecholamine–secreting tumor.
Table 3
Table 3
Preoperative Cranial Nerve Deficits Associated with 42 Glomus Jugulare Tumors
All patients underwent a detailed neuroradiological evaluation with high–resolution computed tomography, gadolinium–enhanced magnetic resonance imaging (MRI), and conventional or selective digital subtraction angiography.
Permanent balloon–occlusion of the internal carotid artery (ICA) was performed in 5 patients with C3 to C4 glomus tumors when angiography documented an intimate relationship with the horizontal segment of the ICA and cavernous sinus and a significant blood supply from petrous or cavernous branches of the ICA. Our protocol for ICA occlusion involves angiography with cross compression and a temporary intraluminal balloon–occlusion test. In 1 patient both the carotid and vertebral artery had been occluded for direct involvement of the two arteries. None of the 5 patients had any immediate or delayed neurological deficits.
One patient did not tolerate occlusion of the ICA, and the balloon was immediately deflated with no permanent neurological consequences. Positron–emission tomography scanning of the head was positive in 3 high–risk patients even though they passed the balloon occlusion test. In 8 patients with C2 and C3 tumors, simple functional angiography was performed to assess the competence of the circle of Willis. A balloon occlusion test was performed in 3 of these patients. All 37 surgical patients underwent preoperative embolization with polyvinyl alcohol microparticles, lyophilized dura, or histoacrylic glue.
Exclusive external beam radiation was used in 2 older patients and in 1 patient who refused surgery. No treatment was recommended for 2 patients who were older than 80 years. Eight D1 intracranial extensions were removed in a single–stage operation. Of the 4 patients with a D2 intracranial extension, 2 underwent a second stage through a petro–occipital trans–sigmoid approach. The follow–up included MRI 1 year after surgery and every 2 years thereafter.
Surgical Technique
Conservative jugulopetrosectomy and infratemporal fossa approaches represent different surgical options for the management of glomus jugulare tumors. The latter was used in 33 patients (Table 4). A conservative jugulopetrosectomy that preserved the facial nerve was performed in 4 patients.
Table 4
Table 4
Surgical Approaches to 37 Glomus Jugulare Tumors
Conservative Jugulopetrosectomy
This approach preserves the normal anatomy of the external and middle ear. It is indicated for small tumors confined to the jugular foramen and infralabyrinthine area with minimal involvement of the ICA at its foramen.2 An incision placed about 6 cm behind the postauricular crease and extended inferiorly and superiorly exposes the neck and temporal bone. The seventh, ninth, tenth, eleventh, and twelfth cranial nerves are followed to the skull base. The seventh cranial nerve is dissected until its bifurcation. The major vessels of the neck are identified. The internal jugular vein is ligated and divided to obtain distal control of the vein. A complete enlarged mastoidectomy is performed, and the posterior wall of the bony ear canal is preserved. The lateral sinus is exposed from the transverse sinus to the jugular bulb and then opened and packed intraluminally with Surgicel to obtain proximal control of the lateral sinus. The facial nerve is identified and skeletonized to the stylomastoid foramen. An extended facial recess is drilled to enable the initial visualization of the tumor. When the external auditory canal is preserved, the nerve is usually mobilized from the second genu laterally to expose the jugular bulb. Further inferior widening of the extended facial recess and removal of the tympanic bone anteroinferiorly expose the lower part of the tympanic segment of the ICA (infratubal portion) and the carotid foramen. Once the ICA is freed from the tumor, it is mobilized from the infralabyrinthine area. With the internal jugular vein and the lateral sinus identified, the tumor is resected from the skull base and cranial nerves. If possible, the medial wall of the jugular bulb is left intact to avoid danger to the cranial nerves at the pars nervosa of the jugular foramen.
Infratemporal Fossa Approach
When the tumor extends beyond the jugular foramen anteriorly in the petrous bone and distal exposure of the petrous carotid artery is needed, the surgical procedure must be expanded. This approach sacrifices the external and middle ear, but it offers access to the infralabyrinthine area, petrous apex, and, through the infratemporal fossa, to the entire petrous carotid artery, clivus, and cavernous sinus. The petro–occipital skull base, neck, and infratemporal fossa are accessed through a C–shaped incision that allows an anteriorly based flap. The external ear canal is then transected and sutured. Initial cervical exposure proceeds as it does for smaller tumors. Both temporozygomatic and cervicofacial branches of the facial nerve are exposed to allow sufficient mobilization of the nerve from the parotid for anterosuperior transposition. The skin of the external auditory canal, the tympanic membrane, and the ossicles are removed, and a radical mastoidectomy is performed. The lateral sinus, middle fossa dura, and facial nerve are identified.
The lateral sinus is unroofed. After the internal jugular vein is ligated in the neck, the vessel is opened and packed intraluminally as described. Exposure of the petrous ICA requires anterior dislocation of the ascending ramus of the mandible, which, in turn, requires anterosuperior rerouting of the facial nerve. This delicate maneuver is mandatory to obtain satisfactory control of the jugular foramen and petrous carotid artery. Once the facial nerve has been mobilized from the geniculate ganglion laterally, anterior reflection of the mandible, maintained by the Fisch infratemporal fossa retractor, allows exposure of the glenoid and posterior infratemporal fossae. The removal of the medial wall of the glenoid fossa and of the bony eustachian tube exposes the vertical portion of the petrous carotid artery and of the anterior pole of the tumor. Subtotal petrosectomy permits control of the superior pole of the tumor and its radical dissection from the cancellous bone of the petrous apex and from the petrous carotid wall (infratemporal approach type A).
Further tumor extensions involving the petrous apex, foramen lacerum, cavernous sinus, and clivus need extended approaches. Removal of extensions requires switching from the infratemporal type A to the type B or C approach. This change creates some problems with the facial nerve, which must be transposed from anteriorly to inferiorly to expose the infratemporal fossa.3 Temporary resection of the posterior portion of the zygomatic arch and inferior reflection of the temporal muscle and of the mandibular condyle with the Fisch retractor opens the entire infratemporal fossa and its anatomy. The middle fossa dura is skeletonized to expose the foramen spinosum and foramen ovale. The middle meningeal artery and mandibular division of the trigeminal nerve are coagulated and divided. The more medial eustachian tube must be resected to expose the horizontal portion of the carotid artery (infratemporal fossa approach type B). Drilling the bone of the pterygoid process (infratemporal approach type C) gives full exposure of the foramen lacerum and lateral wall of the cavernous sinus.1 Perfect control of the horizontal portion of the ICA allows tumor to be resected from the floor of the middle fossa dura, petrous apex, clivus, and the cavernous sinus, which is rarely infiltrated. If these extended infratemporal approaches are combined with the transcochlear route, they provide full access to the lateral skull base and all the anteromedial and intracranial extensions of the disease to be removed.4
Intracranial extension of the tumor into the subarachnoid space is common and can be accurately predicted by MRI. It usually occurs in the posterior fossa directly through the dura or through the lower cranial nerves at the pars nervosa of the jugular foramen.5 Single–stage resection of transdural glomus tumors is complicated by problems of dural defect reconstruction and cerebrospinal fluid management, which are more complex and troublesome in these cases than in other skull base procedures. When intracranial extension is limited, the resulting dural defect is small. In these cases unstaged tumor resection should be considered safe. For more extensive degrees of intracranial spread, especially when transcochlear or translabyrinthine exposures are indicated, it is best to leave the intradural extension in place. Secondary intracranial tumor resection through the posterior fossa and its contents is seldom a problem because the devascularized tumor dissects easily from the brain.6
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RESULTS
Neurologic sequelae involved the facial nerve and lower cranial nerves.
Facial Nerve
Of the 37 patients who underwent surgery, the facial nerve was left in the fallopian canal and preserved in 4 cases (10 %), infiltrated by tumor and therefore deliberately transected in 6 cases (15 %), accidentally transected after tumor removal in 2 (5 %), and permanently transposed in 25 (70 %). The overall rate of anatomical preservation of the facial nerve was 80 % (29 patients). A sural nerve grafting was performed in 6 cases. In 2 patients with longstanding paralysis the facial nerve was not repaired. Facial nerve function measured at 1 year was as follows: grade I in 7 patients (18 %), grade I or II in 19 patients (51 %), and grade III or better in 31 patients (84 %). See Table 5.
Table 5
Table 5
Postoperative Functional Outcome of Facial Nerve in 37 Patients
Cranial Nerves IX and X
The ninth and the tenth cranial nerves were anatomically preserved in 18 (48 %) and 13 (35 %) patients, respectively (Table 6).
Table 6
Table 6
Preservation of Cranial Nerves as a Function of Size of 37 Tumors
The function of cranial nerves IX and X was lost preoperatively in about 20 % of cases and was caused by surgery in 50 %. Most patients reported some degree of persistent dysphagia, hoarseness, and aspiration, but none was disabled by these symptoms. No patients have reported recurrent pneumonia; 12 patients have undergone postoperative vocal cord injection with Teflon paste.
Total excision was possible in most patients. The rate of complete resection was 100 % for 13 C1 and 16 C2 tumors, 80 % for the 4 C3 and 2 C4 tumors, and 84 % for 10 class D tumors. The overall resection rate was 96 %.
None of the patients with subtotally resected tumors has undergone radiation therapy. None of the 37 glomus jugulare tumors has recurred after total resection (mean follow–up, 4.9 years). There were no cerebrospinal fluid leaks through the wound. In 3 patients with class D lesions a subcutaneous cerebrospinal fluid collection resolved after sterile cerebrospinal fluid aspiration and application of compression dressing. No wound required revision. There were no perioperative deaths. One patient developed a stroke 2 days after surgery related to ICA thrombosis and was permanently hemiplegic. Postoperatively, 2 patients with acute respiratory distress syndrome required a temporary tracheotomy. Three patients developed partial ischemia of the wound, pinna, or both.
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DISCUSSION
Surgery of glomus jugulare tumors usually requires extensive dissection of the posterolateral skull base. These tumors tend to arise in the osteodural interface of the jugular foramen and extend inside the petrous bone, cranium, and cervical regions. Inside the petrous bone these tumors spread from the jugular foramen along routes of least resistance that usually involve the fallopian and carotid canals.7 Effective management of the facial nerve and major vessels of the petroccipital skull base is indispensable to obtain a successful outcome after excision of a glomus jugulare tumor.
The facial nerve represents an anatomic obstacle to surgical exposure of the jugular foramen and intrapetrous carotid artery. The management options for the facial nerve include a simple exposure, partial or complete mobilization, and segmental resection. Tumor size and control of the distal ICA are the main factors that determine facial nerve management. For disease confined to the jugular foramen and in which the ICA is not involved, simple exposure of the seventh cranial nerve is sufficient. However, excision seldom proceeds without endangering the facial nerve. Typically, the nerve must be mobilized. When the external auditory canal can be preserved, partial mobilization from the second genu laterally provides sufficient exposure of the tumor and control of the ICA. Postoperative facial nerve function tends to be excellent.
For more extensive tumors, complete exposure of the vertical portion of the petrous ICA is mandatory. This goal can be achieved only by anterior dislocation of the mandible combined with complete anterosuperior rerouting of the facial nerve from the geniculate ganglion laterally.2 Paralysis of the nerve usually follows, but recovery is satisfactory (House–Brackmann grade I to III). Postoperative facial paralysis is rare and usually has a late onset. Preoperative facial paralysis always indicates direct invasion of the nerve. In such cases segmental resection is necessary. Continuity of the facial nerve can be accomplished via direct end–to–end anastomosis or graft interposition with or without rerouting. A grade IV to II is a reasonable outcome to expect. Intraoperative monitoring improves the chance of preserving neural integrity and significantly reduces the postoperative rate of permanent facial nerve dysfunction.8
Complete dissection of the tumor from the petrous ICA is probably the most limiting factor for achieving radical removal of glomus jugulare tumors. Surgical exposure of the ICA must guarantee its proximal and distal control as well as visualization of almost its entire circumference to enable mobilization and surgical maneuvers. The tumor is usually dissected from the ICA in a subperiosteal plane. When a subadventitial plane is needed, extrication of the vessel is far more dangerous and may be infeasible. Preoperative balloon occlusion of the ICA is performed whenever neuroradiological investigations indicate direct involvement of the carotid wall.
Cranial nerve preservation during the surgical resection of glomus jugulare tumors is the main factor in reducing the postoperative rate of morbidity and directly depends on the size of the tumor. The facial nerve was sacrificed in 22 % of our cases (8 patients). However, 12.5 % of the patients had a preoperative nerve deficit. Sural nerve interposition of the sacrificed nerve performed in 6 patients resulted in acceptable functional outcomes: 66 % (4 patients) were House–Brackmann grade III and 33 % (2 patients) were House–Brackmann grade IV. Permanent transposition of the nerve resulted in good long–term functional outcomes: 23 patients (92 %) were House–Brackmann grade III or better, and 15 patients (60 %) were House–Brackmann grade I or II (Table 5).
Facial nerve outcome (Table 5) was evaluated 15 months after surgery. Cranial nerves IX and X had to be sacrificed in 65 % and 50 % of cases, respectively, resulting in permanent hemipharyngolaryngeal paralysis. Dysphagia, hoarseness, and aspiration are often severe perioperatively. In such cases, a small nasogastric feeding tube was left in place 10 to 12 days to prevent pneumonia and to allow spontaneous compensation. When dysphagia persisted, a Teflon paste injection of the paralyzed vocal cord improved both voice and aspiration in all cases. No temporary or permanent gastrostomy was necessary. Most patients (89 %) were sent home within 2 weeks of surgery. Cerebrospinal fluid leaks and meningitis were absent in our patients, even in the ones with class D lesions. This finding compares favorably with other series.9, 10 For large intradural tumors that involve the brain stem, even if free flaps have greatly reduced the risk of cerebrospinal fluid leaks, we still prefer a staged petro–occipital removal.11
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CONCLUSIONS
In the past 10 years with the growing emphasis on quality of life, attention has drifted away from issues of tumor resectability, which is possible in most patients, toward functional outcomes. The consequences of surgical resection are predictable, and the neurotological deficits can often be rehabilitated. Surgical resection of jugular foramen lesions is most often criticized on the basis of the morbidity following lower cranial nerve loss. Cranial nerve preservation depends on tumor size. With small lesions where the rate of cranial nerve preservation exceeds 80 %, functional outcomes are excellent. With larger lesions cranial nerve loss is often present preoperatively, and surgery does not always create new deficits. In our series 12.5 % of the patients had preoperative facial palsy while 20 % had lower cranial nerve deficits.
When acute cranial nerve losses must be created, they can be compensated for or efficiently rehabilitated, especially in young patients. The same cannot be stated for older patients (60 years or older), where the risks of aspiration and ab ingestis pneumonia strongly discourage surgery. A patient's age should be considered the main factor in reducing postoperative rates of morbidity and mortality related to pharyngolaryngeal paralysis. Surgery in patients older than 60 years with C2 to C3 lesions should be discouraged, even when a compensated cranial nerve deficit is present.
One year after surgery, facial nerve outcome was House–Brackmann grade III or better in 84 % of our patients and grade I or II in 52 %. Twelve patients were treated with vocal cord Teflon injection to reduce hoarseness. The other patients who suffered hemipharyngolaryngeal palsy had sufficient compensation and exhibited no evidence of aspiration at follow–up.
The relative efficacy of surgery compared to radiation therapy as the primary treatment for glomus jugulare tumors remains controversial. Literature supports both modalities, and the conclusions drawn in different reports have often been extreme. This inability to reach a definitive consensus on the issue probably reflects the lack of adequate information regarding patient selection, staging, and follow–up. Available data are from small series or from extremely heterogeneous series where tumor size, previous treatments, and complication rates are not clearly reported and do not allow results to be compared.12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25
In young patients, especially those with small lesions, neurotologic conditions make surgery less attractive. Nevertheless, we believe that surgical eradication of the tumor rather than alteration of its biological potential represents the safest treatment modality in these patients. In elderly patients with advanced disease, radiation must be preferred. Between these two extremes, there is a wide range of situations in which individualized approaches based on various parameters such as size of the tumor, age, existing nerve deficits, performance status, social conditions, motivation, and cooperation should be considered.
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sabato 18 giugno 2011
venerdì 17 giugno 2011
giovedì 16 giugno 2011
mercoledì 15 giugno 2011
STABILIZZAZIONE PRECARI IN PUGLIA
Per i precari della sanità in Puglia, caro Vendola, considerata la sentenza della Consulta e il fatto che centinaia di dirigenti hanno per anni fatto i tappabuchi, sostenuto concorsi, lavorato in condizioni proibitive in reparti in carenza cronica d'organico, nei Pronto Soccorso, nelle sale operatorie, esiste solo una soluzione, politica e giuslavoristica, e si chiama: SANATORIA!
martedì 14 giugno 2011
martedì 7 giugno 2011
domenica 5 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
martedì 31 maggio 2011
domenica 29 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
Burnout (psychology)
Burnout (psychology)
From Wikipedia, the free encyclopedia
Burn-out
Classification and external resources
ICD-10 Z73.0
Burnout is a psychological term for the experience of long-term exhaustion and diminished interest. Research indicates general practitioners have the highest proportion of burnout cases; according to a recent Dutch study in Psychological Reports, no less than 40% of these experienced high levels of burnout. Burnout is not a recognized disorder in the DSM[1] although it is recognized in the ICD-10[2] as "Problems related to life-management difficulty".
The most well-studied measurement of burnout in the literature is the Maslach Burnout Inventory. Maslach and her colleague Jackson first identified the construct "burnout" in the 1970s, and developed a measure that weighs the effects of emotional exhaustion and reduced sense of personal accomplishment.[3] This indicator has become the standard tool for measuring burnout in research on the syndrome. The Maslach Burnout Inventory uses a three dimensional description of exhaustion, cynicism, and inefficacy.[4] Some researchers and practitioners have argued for an "exhaustion only" model that sees that symptom as the hallmark of burnout.[5]
Maslach and her colleague, Michael Leiter, defined the antithesis of burnout as engagement.[6] Engagement is characterized by energy, involvement and efficacy, the opposites of exhaustion, cynicism and inefficacy.[6]
Many theories of burnout include negative outcomes related to burnout, including job function (performance, output, etc.), health related outcomes (increases in stress hormones, coronary heart disease, circulatory issues) and mental health problems (depression, etc.).
The term burnout in psychology was coined by Herbert Freudenberger in his 1974 Staff burnout, presumably based on the 1960 novel A Burnt-Out Case by Graham Greene, which describes a protagonist suffering from burnout.[7]
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Burn-out
Classification and external resources
ICD-10 Z73.0
Burnout is a psychological term for the experience of long-term exhaustion and diminished interest. Research indicates general practitioners have the highest proportion of burnout cases; according to a recent Dutch study in Psychological Reports, no less than 40% of these experienced high levels of burnout. Burnout is not a recognized disorder in the DSM[1] although it is recognized in the ICD-10[2] as "Problems related to life-management difficulty".
The most well-studied measurement of burnout in the literature is the Maslach Burnout Inventory. Maslach and her colleague Jackson first identified the construct "burnout" in the 1970s, and developed a measure that weighs the effects of emotional exhaustion and reduced sense of personal accomplishment.[3] This indicator has become the standard tool for measuring burnout in research on the syndrome. The Maslach Burnout Inventory uses a three dimensional description of exhaustion, cynicism, and inefficacy.[4] Some researchers and practitioners have argued for an "exhaustion only" model that sees that symptom as the hallmark of burnout.[5]
Maslach and her colleague, Michael Leiter, defined the antithesis of burnout as engagement.[6] Engagement is characterized by energy, involvement and efficacy, the opposites of exhaustion, cynicism and inefficacy.[6]
Many theories of burnout include negative outcomes related to burnout, including job function (performance, output, etc.), health related outcomes (increases in stress hormones, coronary heart disease, circulatory issues) and mental health problems (depression, etc.).
The term burnout in psychology was coined by Herbert Freudenberger in his 1974 Staff burnout, presumably based on the 1960 novel A Burnt-Out Case by Graham Greene, which describes a protagonist suffering from burnout.[7]
La sindrome del burn-out
La sindrome del burn-out
Alcuni autori lo identificano con lo stress lavorativo specifico delle helping professions, altri affermano che il burn-out si discosta dallo stress per la depersonalizzazione, cui esso dà luogo, che è caratterizzata da un atteggiamento di indifferenza, malevolenza e di cinismo verso i destinatari della propria attività lavorativa.
Il burn-out può anche essere inteso come una strategia particolare adottata dagli operatori per contrastare la condizione di stress lavorativo determinata da uno squilibrio tra richieste/esigenze lavorative e risorse disponibili. Comunque esso va inteso come un processo multifattoriale che riguarda sia i soggetti che la sfera organizzativa e sociale nella quale operano.
Il concetto di burn-out (alla lettera essere bruciati, esauriti, scoppiati) è stato introdotto per indicare una serie di fenomeni di affaticamento, logoramento e improduttività lavorativa registrati nei lavoratori inseriti in attività professionali a carattere sociale. Questa sindrome è stata osservata per la prima volta negli Stati Uniti in persone che svolgevano diverse professioni d’aiuto: infermieri, medici, insegnanti, assistenti sociali, poliziotti, operatori di ospedali psichiatrici, operatori per l’infanzia.
Attualmente non esiste una definizione universalmente condivisa del termine burn-out. Freudenberger è stato il primo studioso a usare il termine “burn-out” per indicare un complesso di sintomi, quali logoramento, esaurimento e depressione riscontrati in operatori sociali americani.
Successivamente Cherniss con “burn-out syndrome” definiva la risposta individuale ad una situazione lavorativa percepita come stressante e nella quale l’individuo non dispone di risorse e di strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla.
Secondo Maslach, il burn-out è un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente e che possono essere raggruppate in tre componenti: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale. L’esaurimento emotivo consiste nel sentimento di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro, per effetto di un inaridimento emotivo del rapporto con gli altri. La personalizzazione si presenta come un atteggiamento di allontanamento e di rifiuto (risposte comportamentali negative e sgarbate) nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura. La ridotta realizzazione personale riguarda la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, la caduta dell'’autostima ed il sentimento di insuccesso nel proprio lavoro.
Il soggetto colpito da burn-out manifesta sintomi aspecifici (irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, insonnia), sintomi somatici (tachicardia, cefalee, nausea, ecc.), sintomi psicologici (depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti). Tale situazione di disagio molto spesso induce il soggetto ad abuso di alcool o di farmaci.
Gli effetti negativi del burnout non coinvolgono solo il singolo lavoratore ma anche l’utenza, a cui viene offerto un servizio inadeguato ed un trattamento meno umano.
Dagli studi presenti in letteratura e multifattoriale a determinare il quale concorrono: variabili individuali, fattori socio-ambientali e lavorativi.
Per l’insorgenza del burnout possono avere importanza fattori socio-organizzativi quali le aspettative connesse al ruolo, le relazioni interpersonali, le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, l’organizzazione stessa del lavoro.
Inoltre sono state studiate le relazioni tra variabili anagrafiche (sesso, età, stato civile) e insorgenza del burn-out. Tra queste l’età è quella che ha dato luogo a maggiori discussioni tra i diversi autori che si sono occupati dell’argomento. Alcuni sostengono che l’età avanzata costituisca uno dei principali fattori di rischio di burn-out mentre altri ritiene invece che i sintomi di burnout sono più frequenti nei giovani, le cui aspettative sono deluse e stroncate dalla rigidezza delle organizzazioni lavorative.
Tra gli specialisti quelli più a rischio per il burn-out sono quelli che operano nell’ambito della medicina generale, della medicina del lavoro, della psichiatria, della medicina interna e dell’oncologia.
I risultati sembrano quindi indicare una polarizzazione tra “specialità a più alto burn-out”, dove spesso ci si occupa di pazienti cronici, incurabili o morenti, e “specialità a più basso burn-out”, ove i malati hanno prognosi più favorevole.
L’insorgenza della sindrome di burn-out negli operatori sanitari segue generalmente quattro fasi. La prima fase (entusiasmo idealistico) è caratterizzata dalle motivazioni che hanno indotto gli operatori a scegliere un lavoro di tipo assistenziale: ovvero motivazioni consapevoli (migliorare il mondo e se stessi, sicurezza di impiego, svolgere un lavoro meno manuale e di maggiore prestigio) e motivazioni inconsce (desiderio di approfondire la conoscenza di sé e di esercitare una forma di potere o di controllo sugli altri); tali motivazioni sono spesso accompagnate da aspettative di “onnipotenza”, di soluzioni semplici, di successo generalizzato e immediato, di apprezzamento, di miglioramento del proprio status e altre ancora.
Nella seconda fase (stagnazione) l’operatore continua a lavorare ma si accorge che il lavoro non soddisfa del tutto i suoi bisogni. Si passa così da un superinvestimento iniziale a un graduale disimpegno. La fase più critica del burn-out è la terza (frustrazione). Il pensiero dominante dell’operatore è di non essere più in grado di aiutare alcuno, con profonda sensazione di inutilità e di non rispondenza del servizio ai reali bisogni dell’utenza; come fattori di frustrazione aggiuntivi intervengono lo scarso apprezzamento sia da parte dei superiori che da parte degli utenti, nonché la convinzione di una inadeguata formazione per il tipo di lavoro svolto. Il soggetto frustrato può assumere atteggiamenti aggressivi (verso se stesso o verso gli altri) e spesso mette in atto comportamenti di fuga (quali allontanamenti ingiustificati dal reparto, pause prolungate, frequenti assenze per malattia.
Il graduale disimpegno emozionale conseguente alla frustrazione, con passaggio dalla empatia alla apatia, costituisce la quarta fase, durante la quale spesso si assiste a una vera e propria morte professionale.
Prof. Antonello Bellomo
specialista in psichiatria e psichiatria forense
Università di Foggia
Alcuni autori lo identificano con lo stress lavorativo specifico delle helping professions, altri affermano che il burn-out si discosta dallo stress per la depersonalizzazione, cui esso dà luogo, che è caratterizzata da un atteggiamento di indifferenza, malevolenza e di cinismo verso i destinatari della propria attività lavorativa.
Il burn-out può anche essere inteso come una strategia particolare adottata dagli operatori per contrastare la condizione di stress lavorativo determinata da uno squilibrio tra richieste/esigenze lavorative e risorse disponibili. Comunque esso va inteso come un processo multifattoriale che riguarda sia i soggetti che la sfera organizzativa e sociale nella quale operano.
Il concetto di burn-out (alla lettera essere bruciati, esauriti, scoppiati) è stato introdotto per indicare una serie di fenomeni di affaticamento, logoramento e improduttività lavorativa registrati nei lavoratori inseriti in attività professionali a carattere sociale. Questa sindrome è stata osservata per la prima volta negli Stati Uniti in persone che svolgevano diverse professioni d’aiuto: infermieri, medici, insegnanti, assistenti sociali, poliziotti, operatori di ospedali psichiatrici, operatori per l’infanzia.
Attualmente non esiste una definizione universalmente condivisa del termine burn-out. Freudenberger è stato il primo studioso a usare il termine “burn-out” per indicare un complesso di sintomi, quali logoramento, esaurimento e depressione riscontrati in operatori sociali americani.
Successivamente Cherniss con “burn-out syndrome” definiva la risposta individuale ad una situazione lavorativa percepita come stressante e nella quale l’individuo non dispone di risorse e di strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla.
Secondo Maslach, il burn-out è un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente e che possono essere raggruppate in tre componenti: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale. L’esaurimento emotivo consiste nel sentimento di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro, per effetto di un inaridimento emotivo del rapporto con gli altri. La personalizzazione si presenta come un atteggiamento di allontanamento e di rifiuto (risposte comportamentali negative e sgarbate) nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura. La ridotta realizzazione personale riguarda la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, la caduta dell'’autostima ed il sentimento di insuccesso nel proprio lavoro.
Il soggetto colpito da burn-out manifesta sintomi aspecifici (irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, insonnia), sintomi somatici (tachicardia, cefalee, nausea, ecc.), sintomi psicologici (depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti). Tale situazione di disagio molto spesso induce il soggetto ad abuso di alcool o di farmaci.
Gli effetti negativi del burnout non coinvolgono solo il singolo lavoratore ma anche l’utenza, a cui viene offerto un servizio inadeguato ed un trattamento meno umano.
Dagli studi presenti in letteratura e multifattoriale a determinare il quale concorrono: variabili individuali, fattori socio-ambientali e lavorativi.
Per l’insorgenza del burnout possono avere importanza fattori socio-organizzativi quali le aspettative connesse al ruolo, le relazioni interpersonali, le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, l’organizzazione stessa del lavoro.
Inoltre sono state studiate le relazioni tra variabili anagrafiche (sesso, età, stato civile) e insorgenza del burn-out. Tra queste l’età è quella che ha dato luogo a maggiori discussioni tra i diversi autori che si sono occupati dell’argomento. Alcuni sostengono che l’età avanzata costituisca uno dei principali fattori di rischio di burn-out mentre altri ritiene invece che i sintomi di burnout sono più frequenti nei giovani, le cui aspettative sono deluse e stroncate dalla rigidezza delle organizzazioni lavorative.
Tra gli specialisti quelli più a rischio per il burn-out sono quelli che operano nell’ambito della medicina generale, della medicina del lavoro, della psichiatria, della medicina interna e dell’oncologia.
I risultati sembrano quindi indicare una polarizzazione tra “specialità a più alto burn-out”, dove spesso ci si occupa di pazienti cronici, incurabili o morenti, e “specialità a più basso burn-out”, ove i malati hanno prognosi più favorevole.
L’insorgenza della sindrome di burn-out negli operatori sanitari segue generalmente quattro fasi. La prima fase (entusiasmo idealistico) è caratterizzata dalle motivazioni che hanno indotto gli operatori a scegliere un lavoro di tipo assistenziale: ovvero motivazioni consapevoli (migliorare il mondo e se stessi, sicurezza di impiego, svolgere un lavoro meno manuale e di maggiore prestigio) e motivazioni inconsce (desiderio di approfondire la conoscenza di sé e di esercitare una forma di potere o di controllo sugli altri); tali motivazioni sono spesso accompagnate da aspettative di “onnipotenza”, di soluzioni semplici, di successo generalizzato e immediato, di apprezzamento, di miglioramento del proprio status e altre ancora.
Nella seconda fase (stagnazione) l’operatore continua a lavorare ma si accorge che il lavoro non soddisfa del tutto i suoi bisogni. Si passa così da un superinvestimento iniziale a un graduale disimpegno. La fase più critica del burn-out è la terza (frustrazione). Il pensiero dominante dell’operatore è di non essere più in grado di aiutare alcuno, con profonda sensazione di inutilità e di non rispondenza del servizio ai reali bisogni dell’utenza; come fattori di frustrazione aggiuntivi intervengono lo scarso apprezzamento sia da parte dei superiori che da parte degli utenti, nonché la convinzione di una inadeguata formazione per il tipo di lavoro svolto. Il soggetto frustrato può assumere atteggiamenti aggressivi (verso se stesso o verso gli altri) e spesso mette in atto comportamenti di fuga (quali allontanamenti ingiustificati dal reparto, pause prolungate, frequenti assenze per malattia.
Il graduale disimpegno emozionale conseguente alla frustrazione, con passaggio dalla empatia alla apatia, costituisce la quarta fase, durante la quale spesso si assiste a una vera e propria morte professionale.
Prof. Antonello Bellomo
specialista in psichiatria e psichiatria forense
Università di Foggia
giovedì 26 maggio 2011
BURNOUT: COSA FARE?
"Cos’hanno in comune medici, infermieri, poliziotti, giudici e insegnanti?
A prima vista poco o niente. Ma scavando si vede che tutti questi lavoratori si occupano da altre persone, facendosi spesso carico – con un vero e proprio transfer freudiano – dei loro problemi. Chi lavora in questi settori rischia quindi una nuova, insidiosa patologia, la sindrome da burnout, che a sua volta può manifestarsi con segni e sintomi psicosomatici gravi, quali mal di testa, contratture muscolari, ipertensione arteriosa, stipsi e affaticamento inspiegabile. Le forme più gravi possono comportare addirittura insonnia e depressione, ma non solo: sotto il profilo soggettivo, il burnout si presenta, con tre sintomi predominanti e in successione: fatica, cinismo e inefficienza.
La prima reazione allo stress indotto da esigenze di lavoro o cambiamenti significativi è considerata l’esaurimento. La persona in questo stato sente di avere superato il limite massimo di sopportazione psicofisica, fino a esserne quasi prosciugato, incapace di rilassarsi e ricuperare. Poi è il momento del cinismo, che si può considerare il segnale classico della seconda fase sintomatologica. Quando una persona diventa cinica, assume infatti un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e dei colleghi. La psicologia del lavoro interpreta il cinismo quale reazione difensiva, nel senso che rappresenterebbe il tentativo di proteggere l’ego dall’esaurimento e dalla delusione. Forse l’indice più grave del burnout è però l’inefficienza, perché un individuo che si sente inefficiente prova un crescente senso di inadeguatezza e vive come opprimente qualsiasi progetto, anche atto a migliorare la sua condizione. Col tempo il lavoratore “bruciato” si sente sempre più incapace di realizzare qualcosa di valido e questo lo porta a perdere la fiducia in se stesso, con conseguente calo della fiducia che gli altri ripongono in lui.
Secondo gli esperti, la comparsa della sindrome da burnout è legata probabilmente ai cambiamenti sostanziali avvenuti sia nei luoghi sia nei metodi di lavoro. Oggi il posto di lavoro è infatti sentito freddo, ostile ed esigente, sia sotto l’aspetto economico sia psicologico, la qual cosa sfinisce a livello psicofisico molti lavoratori. Come migliorare la situazione? Prima di tutto occorre dare modo alle persone di sentirsi realizzate nell’ambito della propria attività, evitando per esempio che l’impegno umano della professione – come quella del medico o del poliziotto – non abbia il giusto riconoscimento economico. Questo progetto richiede ovviamente una completa rivisitazione della struttura aziendale, a partire dai rapporti interpersonali. Dal punto di vista pratico, infine, un approccio corretto a questo problema è quello che prevede una sorta di check-up organizzativo, da ripetersi con regolarità nell’arco del tempo. Ma occorre soprattutto che i dipendenti non subiscano il processo, bensì contribuiscano a stabilire cosa verrà valutato e siano parte attiva nel completare il controllo finale. Solo così i risultati ottenuti potranno riflettere veramente il punto di vista di tutti e quindi potranno fornire un quadro accurato dell’intera organizzazione."
(http://www.cardiometabolica.org)
A prima vista poco o niente. Ma scavando si vede che tutti questi lavoratori si occupano da altre persone, facendosi spesso carico – con un vero e proprio transfer freudiano – dei loro problemi. Chi lavora in questi settori rischia quindi una nuova, insidiosa patologia, la sindrome da burnout, che a sua volta può manifestarsi con segni e sintomi psicosomatici gravi, quali mal di testa, contratture muscolari, ipertensione arteriosa, stipsi e affaticamento inspiegabile. Le forme più gravi possono comportare addirittura insonnia e depressione, ma non solo: sotto il profilo soggettivo, il burnout si presenta, con tre sintomi predominanti e in successione: fatica, cinismo e inefficienza.
La prima reazione allo stress indotto da esigenze di lavoro o cambiamenti significativi è considerata l’esaurimento. La persona in questo stato sente di avere superato il limite massimo di sopportazione psicofisica, fino a esserne quasi prosciugato, incapace di rilassarsi e ricuperare. Poi è il momento del cinismo, che si può considerare il segnale classico della seconda fase sintomatologica. Quando una persona diventa cinica, assume infatti un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e dei colleghi. La psicologia del lavoro interpreta il cinismo quale reazione difensiva, nel senso che rappresenterebbe il tentativo di proteggere l’ego dall’esaurimento e dalla delusione. Forse l’indice più grave del burnout è però l’inefficienza, perché un individuo che si sente inefficiente prova un crescente senso di inadeguatezza e vive come opprimente qualsiasi progetto, anche atto a migliorare la sua condizione. Col tempo il lavoratore “bruciato” si sente sempre più incapace di realizzare qualcosa di valido e questo lo porta a perdere la fiducia in se stesso, con conseguente calo della fiducia che gli altri ripongono in lui.
Secondo gli esperti, la comparsa della sindrome da burnout è legata probabilmente ai cambiamenti sostanziali avvenuti sia nei luoghi sia nei metodi di lavoro. Oggi il posto di lavoro è infatti sentito freddo, ostile ed esigente, sia sotto l’aspetto economico sia psicologico, la qual cosa sfinisce a livello psicofisico molti lavoratori. Come migliorare la situazione? Prima di tutto occorre dare modo alle persone di sentirsi realizzate nell’ambito della propria attività, evitando per esempio che l’impegno umano della professione – come quella del medico o del poliziotto – non abbia il giusto riconoscimento economico. Questo progetto richiede ovviamente una completa rivisitazione della struttura aziendale, a partire dai rapporti interpersonali. Dal punto di vista pratico, infine, un approccio corretto a questo problema è quello che prevede una sorta di check-up organizzativo, da ripetersi con regolarità nell’arco del tempo. Ma occorre soprattutto che i dipendenti non subiscano il processo, bensì contribuiscano a stabilire cosa verrà valutato e siano parte attiva nel completare il controllo finale. Solo così i risultati ottenuti potranno riflettere veramente il punto di vista di tutti e quindi potranno fornire un quadro accurato dell’intera organizzazione."
(http://www.cardiometabolica.org)
martedì 24 maggio 2011
domenica 22 maggio 2011
mercoledì 18 maggio 2011
LE ELEZIONI SECONDO PIEPOLI
Gli astrologi sono più seri dei sondaggisti, ci prendono di più. Nicola Piepoli è il "decano" dei veggenti politici, una via di mezzo tra un Sibillo Cumano e l'Oracolo di Arcore. A pochi giorni dalle elezioni comunali stroncò così le velleità del MoVimento 5 Stelle a Milano: "Sarà impalpabile, vale poco più dell'uno per cento." Il Piepolone sull' insuccesso del MoVimento non aveva dubbi, ci metteva le mani sul fuoco confortato dai suoi studi politico- astrologici di una vita. Il giorno dopo i sondaggisti (ma chi li paga?) si trasformano in opinionisti. Vanno in televisione a spiegare perché le loro analisi erano giuste anche se i numeri erano sbagliati. La cosa straordinaria è che li invitino, ancora più straordinario è che nessuno li prenda a calci nel culo. Anzi, più le sparano grosse, più la loro autorevolezza aumenta.
Il sondaggio è la prima arma elettorale di persuasione di massa. Se la maggior parte delle persone non vota per un certo partito è inutile votarlo. Sarebbe un voto disperso, inutile. La teoria del "voto utile" nasce da qui. Il sondaggio ti cancella e l'elettore, di riflesso, non ti prende più in considerazione. Il voto è utile solo se va al Pdl o al Pdmenoelle, i più grossi, le coalizioni. Il MoVimento 5 Stelle non era presente in quasi tutti i sondaggi o veniva inserito nella categoria "altri". Un lavoro metodico in cui i giornalai di sinistra e di destra hanno lavorato senza sosta omettendo il nome "MoVimento 5 Stelle" e sostituendolo con "grillini" per disorientare l'elettore. Gli stessi che ci hanno insultato per mesi con i termini più spregiativi ci chiedono ora di fare una scelta: "O di quà, o di là". Sono pregati gentilmente di non insistere. La scelta non è tra un partito o l'altro. Vent'anni di logiche spartitorie non hanno ancora aperto gli occhi a molte persone. Il MoVimento 5 Stelle è anti sistema, si batte per la scomparsa dei partiti che hanno trasformato la democrazia in partitocrazia. Il cittadino deve farsi Stato e i partiti devono fare le valigie. I partiti hanno incassato un miliardo di euro di finanziamenti pubblici. Sono l'acqua in cui vivono. Toglietegli l'acqua e i pesci, che si dividono tra piranha e squali, scompariranno. Sopra e oltre.
Il sondaggio è la prima arma elettorale di persuasione di massa. Se la maggior parte delle persone non vota per un certo partito è inutile votarlo. Sarebbe un voto disperso, inutile. La teoria del "voto utile" nasce da qui. Il sondaggio ti cancella e l'elettore, di riflesso, non ti prende più in considerazione. Il voto è utile solo se va al Pdl o al Pdmenoelle, i più grossi, le coalizioni. Il MoVimento 5 Stelle non era presente in quasi tutti i sondaggi o veniva inserito nella categoria "altri". Un lavoro metodico in cui i giornalai di sinistra e di destra hanno lavorato senza sosta omettendo il nome "MoVimento 5 Stelle" e sostituendolo con "grillini" per disorientare l'elettore. Gli stessi che ci hanno insultato per mesi con i termini più spregiativi ci chiedono ora di fare una scelta: "O di quà, o di là". Sono pregati gentilmente di non insistere. La scelta non è tra un partito o l'altro. Vent'anni di logiche spartitorie non hanno ancora aperto gli occhi a molte persone. Il MoVimento 5 Stelle è anti sistema, si batte per la scomparsa dei partiti che hanno trasformato la democrazia in partitocrazia. Il cittadino deve farsi Stato e i partiti devono fare le valigie. I partiti hanno incassato un miliardo di euro di finanziamenti pubblici. Sono l'acqua in cui vivono. Toglietegli l'acqua e i pesci, che si dividono tra piranha e squali, scompariranno. Sopra e oltre.
martedì 17 maggio 2011
lunedì 16 maggio 2011
domenica 15 maggio 2011
sabato 14 maggio 2011
giovedì 12 maggio 2011
mercoledì 11 maggio 2011
martedì 10 maggio 2011
domenica 8 maggio 2011
venerdì 6 maggio 2011
giovedì 5 maggio 2011
Iurlaro: “Precari regione. Sinistra non strumentalizzi disagi che ha provocato"
Iurlaro: “Precari regione. Sinistra non strumentalizzi disagi che ha provocato"
Il Consigliere Regionale PDL Pietro Iurlaro ha diffuso la seguente nota:
“Non rendono un favore né alla verità né agli stessi interessati i Colleghi Losappio e Disabato quando se la prendono con il Governo nazionale per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della leggina sui 200 giovani precari che curano le misure POR.
Essi fingono di dimenticare di quale colore politico nettamente prevalente sia la suddetta Corte, a cominciare dal suo Presidente pro-tempore e dal relatore su questa vicenda. Quanto all’ineluttabilità di tale esito, gli stessi Losappio e Disabato ne erano tanto consapevoli da chiedere e votare l’abrogazione preventiva della legge in questione, con il risultato di irritare vieppiù la Corte stessa, che la ha per questo annullata nonostante la sua abrogazione in extremis, e di cui è ormai evidente il pessimo giudizio che nutre sul Governo-Vendola, se siamo alla tredicesima bocciatura negli ultimi tre anni.
A ciò si aggiunga che questa situazione si è creata per effetto della reiterata violazione da parte del Governo-Vendola del “patto di stabilità”, di cui l’Assessore al Bilancio in carica ha avuto financo l’impudenza di vantarsi.
Restano le gravissime responsabilità di questo governo e di questa maggioranza nei confronti di migliaia di Pugliesi, anche di qualità come quei 200 giovani professionisti, attratti di fatto nella trappola della precarietà con promesse sistematicamente non mantenute.
Per quanto ci riguarda, stiamo dimostrando la nostra solidarietà a questi giovani bravi ed incolpevoli evitando di assumere sulla loro situazione attuale qualsiasi, pur possibile, iniziativa che possa danneggiarli, e siamo pronti a fare per loro tutto quello che consentono le leggi dello Stato.
Ma pretendiamo che a strumentalizzare il loro disagio non sia chi li ha messi veramente in queste condizioni.”
Il Consigliere Regionale PDL Pietro Iurlaro ha diffuso la seguente nota:
“Non rendono un favore né alla verità né agli stessi interessati i Colleghi Losappio e Disabato quando se la prendono con il Governo nazionale per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della leggina sui 200 giovani precari che curano le misure POR.
Essi fingono di dimenticare di quale colore politico nettamente prevalente sia la suddetta Corte, a cominciare dal suo Presidente pro-tempore e dal relatore su questa vicenda. Quanto all’ineluttabilità di tale esito, gli stessi Losappio e Disabato ne erano tanto consapevoli da chiedere e votare l’abrogazione preventiva della legge in questione, con il risultato di irritare vieppiù la Corte stessa, che la ha per questo annullata nonostante la sua abrogazione in extremis, e di cui è ormai evidente il pessimo giudizio che nutre sul Governo-Vendola, se siamo alla tredicesima bocciatura negli ultimi tre anni.
A ciò si aggiunga che questa situazione si è creata per effetto della reiterata violazione da parte del Governo-Vendola del “patto di stabilità”, di cui l’Assessore al Bilancio in carica ha avuto financo l’impudenza di vantarsi.
Restano le gravissime responsabilità di questo governo e di questa maggioranza nei confronti di migliaia di Pugliesi, anche di qualità come quei 200 giovani professionisti, attratti di fatto nella trappola della precarietà con promesse sistematicamente non mantenute.
Per quanto ci riguarda, stiamo dimostrando la nostra solidarietà a questi giovani bravi ed incolpevoli evitando di assumere sulla loro situazione attuale qualsiasi, pur possibile, iniziativa che possa danneggiarli, e siamo pronti a fare per loro tutto quello che consentono le leggi dello Stato.
Ma pretendiamo che a strumentalizzare il loro disagio non sia chi li ha messi veramente in queste condizioni.”
Losappio e Disabato: “Con i precari della Regione”
Losappio e Disabato: “Con i precari della Regione”
Dichiarazione congiunta dei presidenti dei gruppi consiliari “La Puglia per Vendola”, Angelo Disabato, e Sel, Michele Losappio.
“Questa mattina i precari della Regione e la Cgil in una conferenza stampa ricorderanno all’opinione pubblica la loro situazione.
Oltre 200 dipendenti a tempo determinato, preziosi quanto gli ‘storici’ ed impegnati negli assessorati e sui fondi europei chiedono anche alla Regione di uscire dal cono d’ombra della precarietà.
Aggrediti dalla sentenza della Corte Costituzionale attivata da Fitto e dal Governo nazionale essi si trovano in una condizione di incertezza lesiva dei propri diritti e nefasta per la Regione.
Ricordiamo che il Consiglio si è già espresso con un documento di indirizzo unanime, chiedendo alla Giunta di avviare con i sindacati un percorso finalizzato non solo a difendere l’attuale status ma a verificare le possibilità, all’interno della normativa, di un avanzamento verso il tempo indeterminato.
In questa direzione intendiamo operare e chiediamo alla Giunta di rispettare la volontà del Consiglio e di attivare le procedure necessarie”./(comunicato)
Dichiarazione congiunta dei presidenti dei gruppi consiliari “La Puglia per Vendola”, Angelo Disabato, e Sel, Michele Losappio.
“Questa mattina i precari della Regione e la Cgil in una conferenza stampa ricorderanno all’opinione pubblica la loro situazione.
Oltre 200 dipendenti a tempo determinato, preziosi quanto gli ‘storici’ ed impegnati negli assessorati e sui fondi europei chiedono anche alla Regione di uscire dal cono d’ombra della precarietà.
Aggrediti dalla sentenza della Corte Costituzionale attivata da Fitto e dal Governo nazionale essi si trovano in una condizione di incertezza lesiva dei propri diritti e nefasta per la Regione.
Ricordiamo che il Consiglio si è già espresso con un documento di indirizzo unanime, chiedendo alla Giunta di avviare con i sindacati un percorso finalizzato non solo a difendere l’attuale status ma a verificare le possibilità, all’interno della normativa, di un avanzamento verso il tempo indeterminato.
In questa direzione intendiamo operare e chiediamo alla Giunta di rispettare la volontà del Consiglio e di attivare le procedure necessarie”./(comunicato)
martedì 3 maggio 2011
domenica 1 maggio 2011
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